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21 set

Politica a suon di web 2.0

facebookQuotidiani e testate giornalistiche hanno da tempo introdotto ufficialmente nella cronaca la questione web 2.0, social network e quant’altro. Oggi leggo su Repubblica della “battaglia web” tra i candidati alla segreteria del PD, Franceschini, Bersani e Marini, i quali stanno facendo grandi campagne anche online.

Dall’articolo s’intende che “vince” chi ha più amici su Facebook o seguaci di Twitter, YouTube, Flickr e Myspace. In realtà non vince nessuno. Qualche passo avanti è stato fatto, ma la battaglia a chi più ha amici online ha fine a se stessa e diventa al massimo una notizia nel momento in cui il tg menziona la quota di amicizie raggiunta. La concezione quantitativa degli strumenti web 2.0 relega queste opportunità di comunicazione a dei semplici contenitori elettorali, snaturandone le caratteristiche di interazione e senso della community. Proseguendo in questa strada il rischio è quello di esaurire la credibilità di questi particolari spazi web.

Un blog si distingue da un sito per la personalità che esso esprime, il linguaggio, i contenuti. Un account in un social network è rivolto alla condivisione e in un secondo momento all’adesione. Insomma non si apre un blog soltanto perché “fa figo” e ce l’hanno tutti, pure Obama (che è addirittura nell’homepage della Casa Bianca) e non si chiede l’amicizia a tutto il mondo per fare numero.

La comunicazione politica online, i blog aziendali, la gestione dei social network hanno comunque innescato una serie di professionalità che vanno al di là dell’ottimizzazione dei contenuti o della grafica. Oggi c’è chi per mestiere facilita l’approccio ai social network (es. Hello).

Songpost: Boys in a Band – Beyond Communication

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