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07 dic

La frase del giorno

Parlando con un’amica di gente, relazioni, storie, mondo e di un certo punto di vista: .. .
Sempreinspiaggia: “Solo quattro giorni? Ma come fai a fidarti”.
S: “…Si, figurati, con tutti gli uomini che ho avuto e la gente che ho conosciuto, ora non mi ci vuole tanto per capire se uno mi piace, non mi piace o se è falso”.

SIS: “Vero, col tempo e l’esperienza queste cose le capisci subito. Oddio, per conoscere una persona ci vuole molto tempo, però…

S: ” Certo, per conoscerla bene bisogna viverla, passarci del tempo, ma almeno della mia prima impressione mi fido e il resto verrà da se, altrimenti tanti saluti”.
SIS: “Non hai paura di star male?”.
S: “In realtà ci si innamora una volta sola, non penso più di soffrire come mi è già successo”.
SIS: “Il primo non si scorda mai, comunque non credo ci si abitui così facilemente. Probabilmente con l’età e con le persone che passano per la tua vita si diventa più razionali”.
S: “Si, ecco, diciamo così. Si cerca la sostanza”.
SIS: “Già, più gente conosci e più conosci la gente“.
S: “Questa devo troppo scrivermela… E’ la frase del giorno!”.

13 apr

Cellulare al volante

Proprio ieri mattina scorazzavo in macchina per le vie del centro della bella Trento e partendo da uno stop mi è capitato di vedere un’auto della polizia con a bordo due agenti, però quello alla guida era al volante con una sola mano, mentre con l’altra era probabilmente impegnato in una simpatica conversazione al cellulare, visto che sotto i suoi occhiali da sole se la rideva di gusto.Ma ti pare? Dirlo sarà banale, ma non dovrebbero essere loro i primi a dare il cosiddetto buon esempio? Non mi venga a dire che era impegnato in una telefonata di servizio o altro, anche perchè loro al posto dell’autoradio hanno giusto una bella radiomobile. Ad ogni modo a questa cosa sono piuttosto sensibile, visti i miei “precedenti”…Da circa una settimana, forse meno, era entrata in vigore la patente a punti. In quella mattinata d’inizio estate mi trovavo fermo al mega incrocio di via Gattamelata a Padova, a bordo della macchina che il mio ex-suocero chiamava (a ragione) “cadavere”. Dovevo passare a prendere un’amica per tornare verso Trento. Sono in coda al semaforo sulla corsia per svoltare a sinistra. In quel momento scatta il verde e suona il cellulare… “Oddio, che faccio, rispondo?”… “Ma si, sono ancora fermo, poi sarà la tipa che mi chiede dove sono. Il tempo di dirle che son a duecento metri da casa sua e metto giù”.Rispondo, comincio a parlare e nello stesso istante incrocio lo sguardo di una pattuglia di vigili urbani in moto, fermi sull’altro lato della strada.”Cacchio, i Cips, sono fregato”.Faccio finta di sistemarmi i capelli (ero rapato quasi a zero) e lascio cadere il cellulare dietro di me. Nello specchietto retrovisore non vedo segnali d’inseguimento e penso di essermi salvato, svolto nella stradina dove mi sta aspettando la mia amica, spengo il motore e… Mi si affianca il centauro bianco blu.”Patente e libretto” mi dice con fare da Terminator.”Eccole qua” rispondo in tono fanciullesco.”Sa che secondo il codice j432jl342l42lk lei è in contravvenzione e le saranno decurtati 5 punti dalla patente?”.”Perchè?” rispondo scivolando clamorosamente sugli specchi.”Era al volante e stava parlando al cellulare” mi fa seccamente.”Ma no, io ero fermo, non stavo mica guidando”.”Mi spiace, lei è in contravvenzione”.Nulla da fare, poi ho anche provato a commuoverlo visto che ero studente e non è che avevo tutta questa disponibilità economica… Ed era vero!Dopo essere almeno riuscito a fargli venire qualche dubbio sul buon senso della sua azione, a rovinare tutto è arrivato l’altro collega, credo Ponciarello, che in pochi secondi ha annientato ogni spiraglio di pietà nella coscienza del suo compare. 5 punti e non so quanti euro: me li sono ciucciati tutti. Per il resto della giornata, compreso il viaggio con a fianco la mia amica mortificata (povera), non ho fatto altro che notare gente al volante con il cellulare in mano. Mannaggia, mannaggia. Che faccio la prossima volta che vedo un agente al telefono mentre guida? Gli dico che è in contravvenzione?

24 mar

Evviva le donne, ma pure gli uomini

Uomini e Donne, a volte s’incontrano, si scambiano parole di zucchero, si amano e si cercano, ma il più delle volte… si scannano e senza motivi apparenti. Parole di troppo, eccessiva apprensione o scarsa attenzione? E chi lo sa, comuque spesso si litiga per nulla…

Per esempio un lui e una lei s’incontrano, si parlano, ma in realtà… Che cosa si dicono?

U: “Ciao tesoro, come stai?”. (Ciao)

D: “Bene”. (Male)

U: “Ma dai, sei sicura?”. (Quando mi rispondi a monosillabe, qualcosa non va)

D: “Si”. (No, non senti il tono di voce che ho? Tordo)

U: “Non mi sembra, dai raccontami. Cosa è successo?”. (Ok, il copione dice che devo insistere)

D: “Senti, ti ho detto che è tutto a posto, ok?” (Ma insomma, stai sempre a pensare che sia successo qualcosa, uno non può avere la Luna storta e basta?)

U: “Come tutto a posto? Con questa voce?”. (Io seguo il copione)

D: “Si, quante volte devo dirtelo?”. (Allora sei pirla? Allora devo risponderti male?)

U: “Sai, certe cose le avverto…”. (Si sente da un chilometro che sei incazzata)

D: “Ah”. (Certe cose le avverti??? Ha parlato mister empatia)

U: “Dai, perchè fai così?”. (Non fare incazzare anche me)

D: “Così come?”. (Ecco, ci siamo, adesso mi tiri fuori le solite banalità che bisogna parlare, che bisogna chiarirsi, che se qualcosa non va te lo devo dire e bla bla bla…Ma ti vuoi stare zitto?)

U: “Bè, che non mi parli”. (Smettila di fare la bambina)

D: “Non cominciare”. (Adesso ti do una ginocchiata)

U: “Allora vedi che c’è qualcosa che non va!”. (Ora parla)

D: “Ma che dici?”. (Oddio, che ho fatto? Che ho detto?)

U: “Senti, vuoi parlare e dirmi cosa c’è?”. (Guarda che sto per andarmene)

D: “…”. (…)

U: “Se non avevi voglia di vedermi potevi anche dirlo”. (Mi hai rotto le palle)

D: “Ascolta, lasciamo perdere, ok?”. (Sei una menata unica, piuttosto che litigare la metto via)

U: “No, adesso mi dici cosa c’è, è importante”. (Devo cambiare l’olio alla macchina)

D: “D’accordo”. (D’accordo)

U: “Sentiamo”. (Magari pulisco anche gli interni)

D: “Bè, l’altro giorno ti sei dimenticato di me”. (Sei un bastardo, mi hai lasciato aspettare due ore in piazza come una cretina)

U: “Oddio, quando?”. (Cazzo)

D: “Ecco, non ti ricordi nemmeno quando…”. (A cosa stavi pensando? A quale cravatta indossare il giorno dopo? Imbecille)

U: “Scusami tesoro, ma sarò stato sovrappensiero. Mi dispiace”. (Che cravatta metto domani?)

D: “Si, dici sempre così, ma alla fine ti dimentichi”. (Di me te ne sbatti le balle e ti ricordi solo quando ti fa comodo)

U: “Ma dai, può succedere, no?” (Ok, ho detto una cazzata)

D: “PUO’ SUCCEDERE?” (Lo ha detto veramente?)

U: “Ma no, nel senso che sono distratto e non ci penso…”. (Ma allora sono deficiente, perchè non mi sto zitto?)

D: “Appunto, non ci pensi”. (Fai quasi tenerezza da quanto sei cretino)

U: “Posso rimediare in qualche modo?”. (La vedo dura)

D: “No”. (Vaffanculo)

U: “…”. (E te pareva)

D: “Senti, e se mi offrissi una cena come si deve?”. (Mi fai pena)

U: “Certo! Adesso ti porto in un bel posticino”. (Evvai, il peggio è passato)

D: “D’accordo, ma che non succeda più”. (La prossima ti pianto)

U: “Mai più, te lo giuro”. (Ma è stasera che c’è la partita?)

…Di solito va in questo modo, giusto? Non sarà forse meglio dirsi direttamente in faccia quello che si pensa? Mah, magari poi tutto diventerebbe troppo noioso…

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