A volte mi chiedo che cosa scriveranno nei libri di storia, tra 50 anni, su di noi e su questo bizzarro periodo.
Per esempio:
Gli anni a cavallo del 2000 hanno assistito allo sviluppo di una generazione che diceva tutto ed il contrario di tutto. Si è trattato di un’epoca buia per le istituzioni e per la politica, incapace di essere obiettiva e di cogliere a fondo i problemi del paese.
Le tribune politiche, i talk show, si limitavano ad un ingarbugliato sovrapporsi di opinioni confuse e palesi contraddizioni. I conduttori dei programmi, ormai ossessionati dal fatto di dover ospitare tutte le parti in causa, ospitavano dibattiti senza senso, in cui un ospite o un politico esprimeva un opinione (spesso su fatti assai lontani dalla realtà) ed un altro ospite era subito pronto ad affermare l’esatto contrario.
Era un’Italia affossata dalla forza della televisione e di chi l’aveva inventata, di chi l’aveva venduta e di chi l’aveva fatta per decenni. Gli uomini al potere ci rimanevano fino a che riuscivano ad alzarsi dalla poltrona, senza lasciare il minimo spazio vitale al futuro e alla forza creativa dei giovani (pensate, persino i capi di governo avevano quasi 80 anni, tra i più anziani al mondo). I giovani non venivano messi in condizione di essere credibili e sono stati, infatti, rovinati dall’ingordigia e dall’egoismo di chi stava al potere.
Una situazione che ha portato all’estremo la ricerca di una sterile estetica, donne e uomini che sembravano dei mostri, nemmeno capaci di fare più un sorriso da quanta chimica portavano in faccia. Nessun ritegno nel chiedere o proporre ogni cosa pur di tentare la strada di una spesso fugace celebrità. Una curiosità che spingeva milioni di persone a passare intere giornate a spiare la vita degli altri, nei minimi dettagli, nei gesti quotidiani.
Nemmeno gli scandali riuscivano a far rinunciare le persone al proprio incarico. Bastava chiamarli in un altro modo e relegarli alla vita privata… Di persone pubbliche e con incarichi pubblici. Una società che riusciva a mantenere il potere grazie ai forti legami instaurati negli anni tra la politica ed i vari mondi economici e finanziari. Lo stesso Parlamento era prevalentemente composto da manager ed avvocati di chi stava al vertice, persone che agivano a braccetto con il legislatore ovvero ministri e pubblica amministrazione: una soluzione ideale per spianare la strada a personalismi, interessi privati e quelli delle cordate lobbistiche di riferimento.
Sempre più numerosi i rappresentanti del popolo che venivano scelti dall’alto e ‘comprati’ in caso di indebolimento delle maggioranze parlamentari. Altra tendenza negativa era la sempre maggiore ignoranza di base di senatori e deputati, la cui cultura si riferiva esclusivamente ai titoli dei giornali ed alle note stampa dei partiti, spesso con gravissime carenze sul funzionamento dell’apparato statale, della sua storia e sul piano linguistico.
L’Italia era precipitata verso una democrazia appassita, annebbiata dal disinteresse, dalla sfiducia e dalla paura.
Il collasso fu inevitabile.



Oggi megareferendum popolare autogestito qui in Vicenza. Il blocco del Consiglio di Stato non è stato digerito bene dal movimento vicentino “No dal Molin”, ma non solo, perché in molti hanno percepito questa decisione come un bavaglio. Base o non base, sarà comunque interessante scoprire i risultati di questa iniziativa popolare. La foto l’ho scattata nei paraggi e mi sembra del tutto pertinente al clima che si respira… 
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