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04 dic

Mai più in Parlamento: facciamo una lista

Wm. Lorimer (LOC)Lista di parlamentari che non vogliamo mai più rivedere a Montecitorio o Palazzo Madama dalla prossima legislatura.

Fate la vostra proposta!

Lasciate un commento con il suo nome, cognome e il perché non volete più rivedere la sua faccia tra Camera e Senato.

07 feb

Che diranno di noi tra 50 anni?

TelevisionA volte mi chiedo che cosa scriveranno nei libri di storia, tra 50 anni, su di noi e su questo bizzarro periodo.

Per esempio:

Gli anni a cavallo del 2000 hanno assistito allo sviluppo di una generazione che diceva tutto ed il contrario di tutto. Si è trattato di un’epoca buia per le istituzioni e per la politica, incapace di essere obiettiva e di cogliere a fondo i problemi del paese.

Le tribune politiche, i talk show, si limitavano ad un ingarbugliato sovrapporsi di opinioni confuse e palesi contraddizioni. I conduttori dei programmi, ormai ossessionati dal fatto di dover ospitare tutte le parti in causa, ospitavano dibattiti senza senso, in cui un ospite o un politico esprimeva un opinione (spesso su fatti assai lontani dalla realtà) ed un altro ospite era subito pronto ad affermare l’esatto contrario.

Era un’Italia affossata dalla forza della televisione e di chi l’aveva inventata, di chi l’aveva venduta e di chi l’aveva fatta per decenni. Gli uomini al potere ci rimanevano fino a che riuscivano ad alzarsi dalla poltrona, senza lasciare il minimo spazio vitale al futuro e alla forza creativa dei giovani (pensate, persino i capi di governo avevano quasi 80 anni, tra i più anziani al mondo). I giovani non venivano messi in condizione di essere credibili e sono stati, infatti, rovinati dall’ingordigia e dall’egoismo di chi stava al potere.

Una situazione che ha portato all’estremo la ricerca di una sterile estetica, donne e uomini che sembravano dei mostri, nemmeno capaci di fare più un sorriso da quanta chimica portavano in faccia. Nessun ritegno nel chiedere o proporre ogni cosa pur di tentare la strada di una spesso fugace celebrità. Una curiosità che spingeva milioni di persone a passare intere giornate a spiare la vita degli altri, nei minimi dettagli, nei gesti quotidiani.

Nemmeno gli scandali riuscivano a far rinunciare le persone al proprio incarico. Bastava chiamarli in un altro modo e relegarli alla vita privata… Di persone pubbliche e con incarichi pubblici. Una società che riusciva a mantenere il potere grazie ai forti legami instaurati negli anni tra la politica ed i vari mondi economici e finanziari. Lo stesso Parlamento era prevalentemente composto da manager ed avvocati di chi stava al vertice, persone che agivano a braccetto con il legislatore ovvero ministri e pubblica amministrazione: una soluzione ideale per spianare la strada a personalismi, interessi privati e quelli delle cordate lobbistiche di riferimento.

Sempre più numerosi i rappresentanti del popolo che venivano scelti dall’alto e ‘comprati’ in caso di indebolimento delle maggioranze parlamentari. Altra tendenza negativa era la sempre maggiore ignoranza di base di senatori e deputati, la cui cultura si riferiva esclusivamente ai titoli dei giornali ed alle note stampa dei partiti, spesso con gravissime carenze sul funzionamento dell’apparato statale, della sua storia e sul piano linguistico.

L’Italia era precipitata verso una democrazia appassita, annebbiata dal disinteresse, dalla sfiducia e dalla paura.

Il collasso fu inevitabile.

21 set

Politica a suon di web 2.0

facebookQuotidiani e testate giornalistiche hanno da tempo introdotto ufficialmente nella cronaca la questione web 2.0, social network e quant’altro. Oggi leggo su Repubblica della “battaglia web” tra i candidati alla segreteria del PD, Franceschini, Bersani e Marini, i quali stanno facendo grandi campagne anche online.

Dall’articolo s’intende che “vince” chi ha più amici su Facebook o seguaci di Twitter, YouTube, Flickr e Myspace. In realtà non vince nessuno. Qualche passo avanti è stato fatto, ma la battaglia a chi più ha amici online ha fine a se stessa e diventa al massimo una notizia nel momento in cui il tg menziona la quota di amicizie raggiunta. La concezione quantitativa degli strumenti web 2.0 relega queste opportunità di comunicazione a dei semplici contenitori elettorali, snaturandone le caratteristiche di interazione e senso della community. Proseguendo in questa strada il rischio è quello di esaurire la credibilità di questi particolari spazi web.

Un blog si distingue da un sito per la personalità che esso esprime, il linguaggio, i contenuti. Un account in un social network è rivolto alla condivisione e in un secondo momento all’adesione. Insomma non si apre un blog soltanto perché “fa figo” e ce l’hanno tutti, pure Obama (che è addirittura nell’homepage della Casa Bianca) e non si chiede l’amicizia a tutto il mondo per fare numero.

La comunicazione politica online, i blog aziendali, la gestione dei social network hanno comunque innescato una serie di professionalità che vanno al di là dell’ottimizzazione dei contenuti o della grafica. Oggi c’è chi per mestiere facilita l’approccio ai social network (es. Hello).

Songpost: Boys in a Band – Beyond Communication

28 lug

Lega Nord via dall’Afghanistan

bossiCalderoli ed il suo capo Umberto non hanno ancora imparato che qualsiasi dichiarazione riferita a missioni militari estere potrebbe causare dei morti? I soldati italiani in terra straniera, come i loro colleghi, sono spesso insediati in aree ad alto rischio. A prescindere dal fatto di essere d’accordo o meno sulla missione stessa, loro sono lì, in mezzo a fanatici pronti a far saltare in aria anche la propria gente.

Il buon Calderoli non si ricorda il disastro che ha combinato indossando questa maglietta?

Preferite mandare le vostre ronde? Ah no, dimenticavo, queste bizzarre brigate verdi badano solo al popolo del Nord (che tra l’altro non è mai esistito).

E poi piantiamola con queste italianate: “erano dichiarazioni a titolo personale, non una valutazione politica“. Questa differenza esiste solo in Italia ed è una scusa palese per evitare grandi responsabilità: un abuso dell’insindacabilità dell’opinione parlamentare.

Postsong: Offspring – Why don’t you get a job? (Il messaggio è chiaro)

08 apr

Le mani su Vicenza

Nei giorni scorsi mi trovavo per lavoro nella sede della Provincia di Vicenza. Ho atteso mezzo pomeriggio per parlare con una persona e nel frattempo… Ho assistito alla prassi di un consiglio provinciale. Consiglieri che fumano davanti all’aula, dichiarazioni ufficiali in dialetto, schiamazzi, battute sul Duce, coretti (se-ces-sione, se-ces-sio-ne), assessori con spillette fasciste. Mi sono vergognato, avrei voluto alzarmi in piedi e gridarlo a tutti. L’impressione è stata quella di un banchetto romano tra goffi signorotti di potere. Ora sono ancora più deluso. Korn – Politics.

05 ott

Referendum vicentino… O no?

Oggi megareferendum popolare autogestito qui in Vicenza. Il blocco del Consiglio di Stato non è stato digerito bene dal movimento vicentino “No dal Molin”, ma non solo, perché in molti hanno percepito questa decisione come un bavaglio. Base o non base, sarà comunque interessante scoprire i risultati di questa iniziativa popolare. La foto l’ho scattata nei paraggi e mi sembra del tutto pertinente al clima che si respira… Politics dei Korn.

10 ago

A Springfield c’è più serietà


Se l’onorevole no-global Francesco Caruso ha detto “Treu e Biagi assassini con le loro leggi”, a bilanciare il tutto ci ha pensato il cosiddetto sceriffo di Treviso, il prosindaco leghista Giancarlo Gentilini, il quale ha affermato che sarebbe necessaria una “pulizia etnica contro i culattoni”. Inutile da parte loro ogni tentativo di giustificazione a seguito di queste affermazioni idiote, anche perchè tutte le forze politiche hanno condannato entrambe le dichiarazioni. I commenti direi che non sono necessari, solo mi chiedo perchè in Italia esistono persone come queste ad occupare posizioni importanti e di responsabilità. Davvero viviamo in un’enorme e gialla Springfield?-
Gentilini, la prego, si ascolti “Gino e l’Alfetta” di Silvestri, tanto per sdrammatizzare.-
Caro Caruso, invece a lei, onorevole, consiglierei di stare un po’ in silenzio.

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