Questa volta lasciamo stare i vigili urbani, che se no m’annoio… Vi racconto invece di una stupenda giornata d’inizio estate di qualche anno fa. Quella mattina avevo un colloquio di lavoro nella bassa padovana, quindi per la partenza da Trento era prevista una bella levataccia, ma questa non fu l’unica pecca di quelle ventiquattro ore.Tanto per cominciare non potevo usare la mia macchina, non ricordo per quali motivi, ma probabilmente aveva qualche guasto (era davvero un bidone). Alle sette del mattino parto e mi accorgo che l’auto che mi avevano prestato era praticamente senza benzina. Benissimo, può succedere, solo a me, ma può succedere. Allora vado verso il distributore di benzina più vicino e… Non mi trovo tutte le pompe fuori uso, perchè quei disgraziati che stavano facendo dei lavori nel cantiere accanto avevano reciso i cavi dell’elettricità! Cacchio, manco il self-service funzionava. Che dire, cominciavo a essere un cicinìn nervoso. Punto e a capo, vado verso un altro distributore che per fortuna ha fatto il suo dovere. Sfamato la macchina inizio a sfrecciare verso il Veneto, ma lungo il mio tragitto chi potevo incontrare? Chi se non proprio in questo giorno? Una pattuglia della stradale armata di autovelox.Ero a 120 su un limite di 90 cazzo di chilometri all’ora.Agente: “Patente e libretto per cortesia”.Vittima: “Eccoli, la macchina non è mia, me l’hanno prestata…”.A: “Sa che lei viaggiava a 30 chilometri sopra il limite?”.V: “Vaffanculo” ho pensato. “Eh, non me ne sono accorto” ho detto.A: “Lei è in contravvenzione e bla-bla, bla-bla…(insomma, 5 punti e qualche centinaia di euro, tutti in quel posto)”.V: “So che viaggiavo un po’ veloce, ma sto andando a fare un colloquio di lavoro e sono in ritardo…” faccia triste in cerca di pietà.A: “Eh, allora poteva partire prima”. (Vaie a spiegà tutto er casino)V: “…Lo so…”.Al che l’agente finisce di scrivere la mia condanna, mi consegna il bigliettino e mi fa…”Bè, in bocca al lupo”.In quel momento scendo dalla macchina, prendo la mazza da baseball dal bagagliaio, gli spezzo tutte e due le ginocchia e lo riempio di maledizioni.Scherzo.Rispondo semplicemente con un abbacchiatissimo “Grazie”, d’altro canto quel poliziotto mi sembrava sincero.Finita qui? No.Intanto riprendo la mia corsa, terrorizzato dai limiti di velocità e ossessionato dalla paura di incontrare ulteriori e temibili pattuglie, ma passato il traffico della cintura di Padova, mi ritrovo in colonna. Cacchio, pure la coda. Aspetto mezz’ora con il motore spento, mi informo e mi dicono che era successo un incidente mortale. Non c’era nulla da fare, decido di comunicare il mio ritardo all’azienda che mi stava aspettando e… Scopro che non avevo memorizzato il numero di telefono (che pirla). Non mi restava altro da fare che bestemmiare in tutte le lingue conosciute. All’epoca solo l’italiano.Fortuna nella sfortuna, mi chiama l’azienda stessa per dirmi che anche loro erano in ritardo e con l’occasione spiego la mia situazione alla segretaria, cercando inconsciamente la sua compassione.La coda si smaltisce e purtroppo mi capita anche di vedere (giustamente a pochi minuti da un colloquio di lavoro) il corpo di un povero vecchio schiacciato dalle ruote di un autoarticolato. Mannaggia.Finalmente giungo a destinazione, dove per circa due ore aspetto di essere colloquiato (esiste?). Scambio due battute con gli altri candidati, che di solito ti danno l’impressione di essere migliori di te, leggo qualche house organ e comincio ad annoiarmi. All’improvviso tocca a me (sembrava d’essere dal medico). Entro e mi trovo davanti un megacaposupremo del reparto commerciale che fa di tutto per contraddirmi e tenta di capire di che stoffa son fatto. A lui interessava un buon venditore. Fatta anche questa, esco, vado verso la maledetta macchina e riparto verso casa, il tutto in una calma apparente.Ovviamente non mi presero, ma meglio così, quella giornata mi avrebbe portato sfiga per tutta la vita. Cacchio.