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19 lug

Roba da quaranta gradi


Oggi a Trento la cosiddetta colonnina di mercurio ha passato abbondantemente i 30 gradi e soltanto ora, mezzanotte circa, si riesce a respirare un po’ di aria fresca. Due le scene che mi hanno fatto venire i “brividi”. La prima nel primo pomeriggio, mentre stavo andando a lavoro. A metà strada circa, passo in mezzo a un cantiere e vedo tre uomini intenti a piazzare bolognini, sotto il sole cocente, trattenuto dall’asfalto circostante, seduti sui loro sgabellini con una gamba sola. Lì ho pensato d’essere davvero fortunato a lavorare in posto in cui c’è l’aria condizionata. La stessa cosa l’ho pensata qualche ora più tardi, mentre stavo ordinando la pizza, nella pizzeria al taglio vicino casa mia. Uno stanzino con un grosso forno elettrico più altri elettrodomestici, senza un minimo movimento d’aria. Sicuramente la temperatura superava i 40 gradi. Roba da matti. Ora ho sempre sete.

29 mag

Un mestiere felice

Visto che qui tira aria di vacanza, ma più di tanto non si può (almeno parlo per me), ho pensato di cercare un lavoro felice. Ci sarà al mondo un mestiere che davvero non ti rende mai triste? Veramente aprire un baretto in spiaggia ti darebbe soddisfazione? Prima di tutto, restando nel mondo reale, mi vengono in mente le professioni che girano attorno al turismo. Tipo, non so, c’è chi si fa la stagione estiva in splendide località marine e quella invernale altrettanto, su stupende montagne innevate, però ci vuole carattere e alla fine… Tanta fatica o no? Vediamo in altri settori…

Il PR delle discoteche? No, poi divento sordo.

Il vigile urbano? Scherzo.

Il rappresentante di dolci? Poi o mi passa la voglia di dolci o mi strafogo e non so cosa è peggio.

Il gelataio? Come sopra.

Il blogger? Ah, ah.

Lo studente a vita? Mm, poi come magno?

L’impiegato in provincia? Eh, già qua…

Il gigolò? E se mi capita la vecchiaccia?

L’avventuriero? …Eh?

Lo scrittore? Già, è arivato er Den Braun de li poveri.

Il professore? Di che? Tempo libero?

Insomma… Qualche idea?

03 mag

La pula è spietata. Quanto il destino.

Questa volta lasciamo stare i vigili urbani, che se no m’annoio… Vi racconto invece di una stupenda giornata d’inizio estate di qualche anno fa. Quella mattina avevo un colloquio di lavoro nella bassa padovana, quindi per la partenza da Trento era prevista una bella levataccia, ma questa non fu l’unica pecca di quelle ventiquattro ore.Tanto per cominciare non potevo usare la mia macchina, non ricordo per quali motivi, ma probabilmente aveva qualche guasto (era davvero un bidone). Alle sette del mattino parto e mi accorgo che l’auto che mi avevano prestato era praticamente senza benzina. Benissimo, può succedere, solo a me, ma può succedere. Allora vado verso il distributore di benzina più vicino e… Non mi trovo tutte le pompe fuori uso, perchè quei disgraziati che stavano facendo dei lavori nel cantiere accanto avevano reciso i cavi dell’elettricità! Cacchio, manco il self-service funzionava. Che dire, cominciavo a essere un cicinìn nervoso. Punto e a capo, vado verso un altro distributore che per fortuna ha fatto il suo dovere. Sfamato la macchina inizio a sfrecciare verso il Veneto, ma lungo il mio tragitto chi potevo incontrare? Chi se non proprio in questo giorno? Una pattuglia della stradale armata di autovelox.Ero a 120 su un limite di 90 cazzo di chilometri all’ora.Agente: “Patente e libretto per cortesia”.Vittima: “Eccoli, la macchina non è mia, me l’hanno prestata…”.A: “Sa che lei viaggiava a 30 chilometri sopra il limite?”.V: “Vaffanculo” ho pensato. “Eh, non me ne sono accorto” ho detto.A: “Lei è in contravvenzione e bla-bla, bla-bla…(insomma, 5 punti e qualche centinaia di euro, tutti in quel posto)”.V: “So che viaggiavo un po’ veloce, ma sto andando a fare un colloquio di lavoro e sono in ritardo…” faccia triste in cerca di pietà.A: “Eh, allora poteva partire prima”. (Vaie a spiegà tutto er casino)V: “…Lo so…”.Al che l’agente finisce di scrivere la mia condanna, mi consegna il bigliettino e mi fa…”Bè, in bocca al lupo”.In quel momento scendo dalla macchina, prendo la mazza da baseball dal bagagliaio, gli spezzo tutte e due le ginocchia e lo riempio di maledizioni.Scherzo.Rispondo semplicemente con un abbacchiatissimo “Grazie”, d’altro canto quel poliziotto mi sembrava sincero.Finita qui? No.Intanto riprendo la mia corsa, terrorizzato dai limiti di velocità e ossessionato dalla paura di incontrare ulteriori e temibili pattuglie, ma passato il traffico della cintura di Padova, mi ritrovo in colonna. Cacchio, pure la coda. Aspetto mezz’ora con il motore spento, mi informo e mi dicono che era successo un incidente mortale. Non c’era nulla da fare, decido di comunicare il mio ritardo all’azienda che mi stava aspettando e… Scopro che non avevo memorizzato il numero di telefono (che pirla). Non mi restava altro da fare che bestemmiare in tutte le lingue conosciute. All’epoca solo l’italiano.Fortuna nella sfortuna, mi chiama l’azienda stessa per dirmi che anche loro erano in ritardo e con l’occasione spiego la mia situazione alla segretaria, cercando inconsciamente la sua compassione.La coda si smaltisce e purtroppo mi capita anche di vedere (giustamente a pochi minuti da un colloquio di lavoro) il corpo di un povero vecchio schiacciato dalle ruote di un autoarticolato. Mannaggia.Finalmente giungo a destinazione, dove per circa due ore aspetto di essere colloquiato (esiste?). Scambio due battute con gli altri candidati, che di solito ti danno l’impressione di essere migliori di te, leggo qualche house organ e comincio ad annoiarmi. All’improvviso tocca a me (sembrava d’essere dal medico). Entro e mi trovo davanti un megacaposupremo del reparto commerciale che fa di tutto per contraddirmi e tenta di capire di che stoffa son fatto. A lui interessava un buon venditore. Fatta anche questa, esco, vado verso la maledetta macchina e riparto verso casa, il tutto in una calma apparente.Ovviamente non mi presero, ma meglio così, quella giornata mi avrebbe portato sfiga per tutta la vita. Cacchio.

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