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04 gen

La cultura italiana? Fallita.

Ancient MeridianLa forbice lentamente continua a tagliare, continua a far crescere la differenza tra i sempre più ricchi ed i sempre più poveri. Non c’è alcun governo tecnico, legge (a cui siam tanto affezionati) o partito in grado di recuperare questa condizione.

Già, è una condizione quella in cui ci troviamo. Non solo la classe dirigente (in qualunque settore) si è corrotta nel corso del tempo,  ma è la cultura italiana che è fallita. Non esiste più e l’Italia ora si è ridotta ad una mandria di teste che tentano di scavalcarsi ed un elettorato con il senso critico di un criceto.

Tutto è un grande show, si giustifica qualunque comportamento e, come si fa con i bambini, si cambia discorso per distrarli. La nostra cultura è fallita e questa degenerazione verso l’orticello e l’indifferenza al prossimo, ha portato a far sedimentare le stesse persone negli stessi posti, che dicono le stesse cose da decine di anni, concludendo ben poco.

Quei prodi che tentano di prendere in mano la situazione, almeno in politica, senza un ‘padrino’ alle spalle non sono nessuno, senza una struttura politica o economica di sostegno restano senza voce. Dovranno partire davvero dal fondo.

Il mondo del lavoro non è differente. La generazione di imprenditori che ha costruito l’Italia ormai è stanca, quella successiva sperpera o non è qualificata per tenere il ritmo ‘globale’ oppure viene strozzata dalle assurde imposizioni dell’apparato statale e dall’assenza di incentivi reali.

Questo lento processo è il motore dell’instabilità, l’origine di quel sistema che indebolisce le nuove risorse, le spreme, le seleziona come del bestiame e poi le mette in attesa fino ai 40 anni per fargli fare un minimo di carriera.

Si ripartirà un giorno, ci si rialzerà di sicuro. La conclusione è sempre la stessa, bisognerà ripartire proprio dal basso e per ora stiamo ancora scendendo nel baratro.

07 feb

Che diranno di noi tra 50 anni?

TelevisionA volte mi chiedo che cosa scriveranno nei libri di storia, tra 50 anni, su di noi e su questo bizzarro periodo.

Per esempio:

Gli anni a cavallo del 2000 hanno assistito allo sviluppo di una generazione che diceva tutto ed il contrario di tutto. Si è trattato di un’epoca buia per le istituzioni e per la politica, incapace di essere obiettiva e di cogliere a fondo i problemi del paese.

Le tribune politiche, i talk show, si limitavano ad un ingarbugliato sovrapporsi di opinioni confuse e palesi contraddizioni. I conduttori dei programmi, ormai ossessionati dal fatto di dover ospitare tutte le parti in causa, ospitavano dibattiti senza senso, in cui un ospite o un politico esprimeva un opinione (spesso su fatti assai lontani dalla realtà) ed un altro ospite era subito pronto ad affermare l’esatto contrario.

Era un’Italia affossata dalla forza della televisione e di chi l’aveva inventata, di chi l’aveva venduta e di chi l’aveva fatta per decenni. Gli uomini al potere ci rimanevano fino a che riuscivano ad alzarsi dalla poltrona, senza lasciare il minimo spazio vitale al futuro e alla forza creativa dei giovani (pensate, persino i capi di governo avevano quasi 80 anni, tra i più anziani al mondo). I giovani non venivano messi in condizione di essere credibili e sono stati, infatti, rovinati dall’ingordigia e dall’egoismo di chi stava al potere.

Una situazione che ha portato all’estremo la ricerca di una sterile estetica, donne e uomini che sembravano dei mostri, nemmeno capaci di fare più un sorriso da quanta chimica portavano in faccia. Nessun ritegno nel chiedere o proporre ogni cosa pur di tentare la strada di una spesso fugace celebrità. Una curiosità che spingeva milioni di persone a passare intere giornate a spiare la vita degli altri, nei minimi dettagli, nei gesti quotidiani.

Nemmeno gli scandali riuscivano a far rinunciare le persone al proprio incarico. Bastava chiamarli in un altro modo e relegarli alla vita privata… Di persone pubbliche e con incarichi pubblici. Una società che riusciva a mantenere il potere grazie ai forti legami instaurati negli anni tra la politica ed i vari mondi economici e finanziari. Lo stesso Parlamento era prevalentemente composto da manager ed avvocati di chi stava al vertice, persone che agivano a braccetto con il legislatore ovvero ministri e pubblica amministrazione: una soluzione ideale per spianare la strada a personalismi, interessi privati e quelli delle cordate lobbistiche di riferimento.

Sempre più numerosi i rappresentanti del popolo che venivano scelti dall’alto e ‘comprati’ in caso di indebolimento delle maggioranze parlamentari. Altra tendenza negativa era la sempre maggiore ignoranza di base di senatori e deputati, la cui cultura si riferiva esclusivamente ai titoli dei giornali ed alle note stampa dei partiti, spesso con gravissime carenze sul funzionamento dell’apparato statale, della sua storia e sul piano linguistico.

L’Italia era precipitata verso una democrazia appassita, annebbiata dal disinteresse, dalla sfiducia e dalla paura.

Il collasso fu inevitabile.

20 ago

Napolitano sfodera la bacchetta

GaribaldiPovero Giorgio Napolitano, quanto imbarazzo a dover ricordare al Governo di preparare per tempo le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Oltre alle stravaganze del presidente del consiglio, le manie di onnipotenza leghiste e l’inesistenza della sinistra, il Presidente della Repubblica deve fare la maestrina di turno facendo presente i “tempi stretti” per i festeggiamenti di un evento così importante. Risposta della Lega Nord “c’è crisi, non è periodo di festeggiare“. Banalità da bar e incomprensione del senso dello Stato. La forza di una nazione è data anche dall’unità… Anche gli italiani potrebbero avere il loro “yes we can”, magari sarebbe un “sepoffà” oppure un “ghe la femo”, ma l’intenzione non cambierebbe: dare fiducia.

Songpost: POD – Youth of the Nation

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