C’era una volta una donna… Fissata con le menate energetiche.
Lei, bella e spagnola, l’avevo conosciuta in una delle tante serate di sfrenata follia irlandese, certo, nella mitica capitale. Passavo di lì. In realtà si trattava dell’amica di un’amica e quindi il primo contatto non fu troppo faticoso. Già dalla sera del primo incontro, scattò una certa intesa. Ridiamo, scherziamo, ridiamo, beviamo, balliamo e ridiamo. Il problema era capirsi, ma almeno all’inizio non importava molto… In sostanza lei non spiaccicava una parola d’inglese e io mi arrangiavo con uno pseudo-spagnolo, il vero ostacolo era il suo accento andaluso che più o meno corrispondeva a un siciliano avanzato. Comunque si sa, tra latini ci si capisce…
Una sera come tante altre decidiamo di fare un giro nel parco universitario dove c’era tanto verde, molte panchine, studenti universitari e un bel albero gigante, che diventa subito oggetto delle sue attenzioni. Mi prende per mano e mi trascina verso l’albero (forse una quercia)…
Ragazzaspagnola: “Dai, abbraccialo con me!”
Sempreinspiaggia: “Eh?”
R: “Si, abbraccialo! Me entiendes?”
S: – Che aveva capito benissimo – “Vuoi che abbracci un albero?”
R: “Si, così senti la sua energia”
S: “…” (Oh, cacchio, poi mi chiederà di danzare sotto la pioggia, parlare con le nuvole, sacrificare animali e cose del genere?)
R: “Cos’è, c’hai paura?”
S: “No, no, figurati” e abbraccio l’albero.
R: “Senti qualcosa?”
S: “Si, un albero” (in realtà ero più impegnato a controllare che non ci guardasse nessuno)
R: “Mi piace abbracciare gli alberi e sentire che vivono, mi piace toccare le cose e sentire l’energia che trasmettono”
S: “Bè, si… E’ bello toccare una cosa viva…” E che caspita dovevo dire?? Comunque mi faceva tenerezza.
Improvvisamente la tipa molla l’albero e si lancia verso il prato, dove si stende e guarda verso il cielo, ormai al chiaro di Luna. Io la seguo e mi sdraio al suo fianco. Stavamo abbracciando la Terra? Ad ogni modo, passati alcuni minuti, salto su di scatto, perchè un qualcosa di non identificato mi era passato sul collo, lei si spaventa e decidiamo di passare alle più comode panchine. Lì continuiamo nei nostri discorsi, mentre lei si stava facendo un cigarillo con tanto di tabacco e cartine… La fiamma dell’accendino attira però l’attenzione della guardia del college, che con modi non troppo gentili pretende di accertarsi che quello sia davvero tabacco e con l’occasione ci caccia dal parco, perchè era tardi e comunque stava chiudendo. Avrei abbracciato pure lui, ma con una presa un po’ più stretta di quella dell’albero, con tutta la mia energia.
Il bello arriva il giorno dopo.Via, oggi tutto cultura e si va alla National Gallery irish version, tra l’altro zeppa di dipinti italiani. Girando per i tanti saloni, i mille quadri e le sculture, lei dimostra ancora una volta la sua coerenza di principio e si mette in testa che vuole toccare un quadro.
R: “Questo, questo voglio toccarlo”
S: “Stai scherzando?”
R: “No, no, voglio toccarlo, adesso!”
S: “Hai presente cos’è un allarme?”
R: “Si, ma non mi importa, voglio toccare”
S: “Lascia stare, dai”
Questa cosa del voler toccare a tutti i costi, a dir la verità, non mi dispiaceva affatto…ehm, però in una galleria nazionale d’arte avrei evitato volentieri di attirare l’attenzione facendo scattar sirene e lampeggianti.
R: “Adesso tocco… Ecco”
S: “Oddio, adesso ci arrestano, cazzo”
R: “Ma no, non è successo niente, visto?” S: “…Mh” Che te pòssino.
Bene, per fortuna non partì nessun allarme, però per il resto del tour nel museo avevamo alle spalle sempre la stessa persona e probabilmente non si trattava di un turista. Ma guarda un po’, questa vuole toccare tutto e quasi ci facciamo arrestare!La cosa dell’energia andò avanti ancora qualche mese, poi le sue attenzioni si spostarono di più verso la cultura irlandese e i suoi abitanti, che decise di toccare per bene. Tanti saluti al mio santone spagnolo. Una delle ultime volte che la vidi, mi regalò delle pietre, ovviamente da lasciare esposte alla luce della Luna… Una questione energetica.Soltanto adesso mi spiego il perchè di quel grosso libro sui tarocchi che teneva in soggiorno.