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07 dic

La frase del giorno

Parlando con un’amica di gente, relazioni, storie, mondo e di un certo punto di vista: .. .
Sempreinspiaggia: “Solo quattro giorni? Ma come fai a fidarti”.
S: “…Si, figurati, con tutti gli uomini che ho avuto e la gente che ho conosciuto, ora non mi ci vuole tanto per capire se uno mi piace, non mi piace o se è falso”.

SIS: “Vero, col tempo e l’esperienza queste cose le capisci subito. Oddio, per conoscere una persona ci vuole molto tempo, però…

S: ” Certo, per conoscerla bene bisogna viverla, passarci del tempo, ma almeno della mia prima impressione mi fido e il resto verrà da se, altrimenti tanti saluti”.
SIS: “Non hai paura di star male?”.
S: “In realtà ci si innamora una volta sola, non penso più di soffrire come mi è già successo”.
SIS: “Il primo non si scorda mai, comunque non credo ci si abitui così facilemente. Probabilmente con l’età e con le persone che passano per la tua vita si diventa più razionali”.
S: “Si, ecco, diciamo così. Si cerca la sostanza”.
SIS: “Già, più gente conosci e più conosci la gente“.
S: “Questa devo troppo scrivermela… E’ la frase del giorno!”.

15 giu

Clacson e baci


Uscita strana l’altra sera, ma in buona compagnia, si va in un locale nuovo, un po’ piccolo, ma pieno di luci, con tanta musica e bella gente. Era da tempo che volevo uscire con lei e finalmente avrei potuto scoprire che cosa mi avrebbe riservato una serata con questa meravigliosa creatura. Arrivano i cocktails, le sigarette fuori, le risate, le sputtanate sui personaggi del locale e arriva anche quell’atmosfera che non capita tutti i giorni. Un’intesa strana, un po’ complice. Le ore passano, le cose in comune si scoprono e non finiscono, gli sguardi sono sempre più intensi, le mani sono sulle mani e il pensiero di un bacio è sempre più forte, specie quando sento il profumo dei suoi capelli. Il tempo però comincia a stringere e la serata, purtroppo, si sta per concludere. Usciamo dal locale, ci avviamo verso le macchine (lei era con la sua) e quello che avevamo covato tra drink e parole stava per venire allo scoperto. Ci avviciniamo, tanto da sentire il nostro respiro, gli occhi cominciano a chiudersi e…
BIIIIIIII BII BII!! Un clacson interrompe il nostro bacio. Cacchio.
“Ehi, che ci fai da queste parti?” Tre suoi amici dementi che a quanto pare erano stupidi di vederla da quelle parti…
“Un gomitolo di cazzi vostri no, eh?” avrei voluto dirgli…
Lei, imbarazzata, li ha salutati e a modo suo mandati a quel paese.
A quel punto la magia, spaventata da un cazzo di clacson, se n’era andata e noi, quasi fosse un segno del destino, ci siamo salutati senza baci nè troppe smancerie. Eppure non credo nel destino.

13 mag

Donne o motori? Donne.

C’era una volta una donna… Fissata con le menate energetiche.

Lei, bella e spagnola, l’avevo conosciuta in una delle tante serate di sfrenata follia irlandese, certo, nella mitica capitale. Passavo di lì. In realtà si trattava dell’amica di un’amica e quindi il primo contatto non fu troppo faticoso. Già dalla sera del primo incontro, scattò una certa intesa. Ridiamo, scherziamo, ridiamo, beviamo, balliamo e ridiamo. Il problema era capirsi, ma almeno all’inizio non importava molto… In sostanza lei non spiaccicava una parola d’inglese e io mi arrangiavo con uno pseudo-spagnolo, il vero ostacolo era il suo accento andaluso che più o meno corrispondeva a un siciliano avanzato. Comunque si sa, tra latini ci si capisce…

Una sera come tante altre decidiamo di fare un giro nel parco universitario dove c’era tanto verde, molte panchine, studenti universitari e un bel albero gigante, che diventa subito oggetto delle sue attenzioni. Mi prende per mano e mi trascina verso l’albero (forse una quercia)…

Ragazzaspagnola: “Dai, abbraccialo con me!”

Sempreinspiaggia: “Eh?”

R: “Si, abbraccialo! Me entiendes?”

S: – Che aveva capito benissimo – “Vuoi che abbracci un albero?”

R: “Si, così senti la sua energia”

S: “…” (Oh, cacchio, poi mi chiederà di danzare sotto la pioggia, parlare con le nuvole, sacrificare animali e cose del genere?)

R: “Cos’è, c’hai paura?”

S: “No, no, figurati” e abbraccio l’albero.

R: “Senti qualcosa?”

S: “Si, un albero” (in realtà ero più impegnato a controllare che non ci guardasse nessuno)

R: “Mi piace abbracciare gli alberi e sentire che vivono, mi piace toccare le cose e sentire l’energia che trasmettono”

S: “Bè, si… E’ bello toccare una cosa viva…” E che caspita dovevo dire?? Comunque mi faceva tenerezza.

Improvvisamente la tipa molla l’albero e si lancia verso il prato, dove si stende e guarda verso il cielo, ormai al chiaro di Luna. Io la seguo e mi sdraio al suo fianco. Stavamo abbracciando la Terra? Ad ogni modo, passati alcuni minuti, salto su di scatto, perchè un qualcosa di non identificato mi era passato sul collo, lei si spaventa e decidiamo di passare alle più comode panchine. Lì continuiamo nei nostri discorsi, mentre lei si stava facendo un cigarillo con tanto di tabacco e cartine… La fiamma dell’accendino attira però l’attenzione della guardia del college, che con modi non troppo gentili pretende di accertarsi che quello sia davvero tabacco e con l’occasione ci caccia dal parco, perchè era tardi e comunque stava chiudendo. Avrei abbracciato pure lui, ma con una presa un po’ più stretta di quella dell’albero, con tutta la mia energia.
Il bello arriva il giorno dopo.Via, oggi tutto cultura e si va alla National Gallery irish version, tra l’altro zeppa di dipinti italiani. Girando per i tanti saloni, i mille quadri e le sculture, lei dimostra ancora una volta la sua coerenza di principio e si mette in testa che vuole toccare un quadro.

R: “Questo, questo voglio toccarlo”

S: “Stai scherzando?”

R: “No, no, voglio toccarlo, adesso!”

S: “Hai presente cos’è un allarme?”

R: “Si, ma non mi importa, voglio toccare”

S: “Lascia stare, dai”

Questa cosa del voler toccare a tutti i costi, a dir la verità, non mi dispiaceva affatto…ehm, però in una galleria nazionale d’arte avrei evitato volentieri di attirare l’attenzione facendo scattar sirene e lampeggianti.

R: “Adesso tocco… Ecco”

S: “Oddio, adesso ci arrestano, cazzo”

R: “Ma no, non è successo niente, visto?” S: “…Mh” Che te pòssino.
Bene, per fortuna non partì nessun allarme, però per il resto del tour nel museo avevamo alle spalle sempre la stessa persona e probabilmente non si trattava di un turista. Ma guarda un po’, questa vuole toccare tutto e quasi ci facciamo arrestare!La cosa dell’energia andò avanti ancora qualche mese, poi le sue attenzioni si spostarono di più verso la cultura irlandese e i suoi abitanti, che decise di toccare per bene. Tanti saluti al mio santone spagnolo. Una delle ultime volte che la vidi, mi regalò delle pietre, ovviamente da lasciare esposte alla luce della Luna… Una questione energetica.Soltanto adesso mi spiego il perchè di quel grosso libro sui tarocchi che teneva in soggiorno.

24 mar

Evviva le donne, ma pure gli uomini

Uomini e Donne, a volte s’incontrano, si scambiano parole di zucchero, si amano e si cercano, ma il più delle volte… si scannano e senza motivi apparenti. Parole di troppo, eccessiva apprensione o scarsa attenzione? E chi lo sa, comuque spesso si litiga per nulla…

Per esempio un lui e una lei s’incontrano, si parlano, ma in realtà… Che cosa si dicono?

U: “Ciao tesoro, come stai?”. (Ciao)

D: “Bene”. (Male)

U: “Ma dai, sei sicura?”. (Quando mi rispondi a monosillabe, qualcosa non va)

D: “Si”. (No, non senti il tono di voce che ho? Tordo)

U: “Non mi sembra, dai raccontami. Cosa è successo?”. (Ok, il copione dice che devo insistere)

D: “Senti, ti ho detto che è tutto a posto, ok?” (Ma insomma, stai sempre a pensare che sia successo qualcosa, uno non può avere la Luna storta e basta?)

U: “Come tutto a posto? Con questa voce?”. (Io seguo il copione)

D: “Si, quante volte devo dirtelo?”. (Allora sei pirla? Allora devo risponderti male?)

U: “Sai, certe cose le avverto…”. (Si sente da un chilometro che sei incazzata)

D: “Ah”. (Certe cose le avverti??? Ha parlato mister empatia)

U: “Dai, perchè fai così?”. (Non fare incazzare anche me)

D: “Così come?”. (Ecco, ci siamo, adesso mi tiri fuori le solite banalità che bisogna parlare, che bisogna chiarirsi, che se qualcosa non va te lo devo dire e bla bla bla…Ma ti vuoi stare zitto?)

U: “Bè, che non mi parli”. (Smettila di fare la bambina)

D: “Non cominciare”. (Adesso ti do una ginocchiata)

U: “Allora vedi che c’è qualcosa che non va!”. (Ora parla)

D: “Ma che dici?”. (Oddio, che ho fatto? Che ho detto?)

U: “Senti, vuoi parlare e dirmi cosa c’è?”. (Guarda che sto per andarmene)

D: “…”. (…)

U: “Se non avevi voglia di vedermi potevi anche dirlo”. (Mi hai rotto le palle)

D: “Ascolta, lasciamo perdere, ok?”. (Sei una menata unica, piuttosto che litigare la metto via)

U: “No, adesso mi dici cosa c’è, è importante”. (Devo cambiare l’olio alla macchina)

D: “D’accordo”. (D’accordo)

U: “Sentiamo”. (Magari pulisco anche gli interni)

D: “Bè, l’altro giorno ti sei dimenticato di me”. (Sei un bastardo, mi hai lasciato aspettare due ore in piazza come una cretina)

U: “Oddio, quando?”. (Cazzo)

D: “Ecco, non ti ricordi nemmeno quando…”. (A cosa stavi pensando? A quale cravatta indossare il giorno dopo? Imbecille)

U: “Scusami tesoro, ma sarò stato sovrappensiero. Mi dispiace”. (Che cravatta metto domani?)

D: “Si, dici sempre così, ma alla fine ti dimentichi”. (Di me te ne sbatti le balle e ti ricordi solo quando ti fa comodo)

U: “Ma dai, può succedere, no?” (Ok, ho detto una cazzata)

D: “PUO’ SUCCEDERE?” (Lo ha detto veramente?)

U: “Ma no, nel senso che sono distratto e non ci penso…”. (Ma allora sono deficiente, perchè non mi sto zitto?)

D: “Appunto, non ci pensi”. (Fai quasi tenerezza da quanto sei cretino)

U: “Posso rimediare in qualche modo?”. (La vedo dura)

D: “No”. (Vaffanculo)

U: “…”. (E te pareva)

D: “Senti, e se mi offrissi una cena come si deve?”. (Mi fai pena)

U: “Certo! Adesso ti porto in un bel posticino”. (Evvai, il peggio è passato)

D: “D’accordo, ma che non succeda più”. (La prossima ti pianto)

U: “Mai più, te lo giuro”. (Ma è stasera che c’è la partita?)

…Di solito va in questo modo, giusto? Non sarà forse meglio dirsi direttamente in faccia quello che si pensa? Mah, magari poi tutto diventerebbe troppo noioso…

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