Sanremo al caffè
Bonolis e Laurenti uguale Aldo, Giovanni e Giacomo. Chi vi ricordano in fondo in fondo questi personaggi in qualsiasi contesto essi compaiano? Nessuno? Pensateci bene. Sarà per deformazione professionale, ma vedere la mitica coppia sul palco di Sanremo mi fa venire voglia di prendere un caffè. Stessa cosa vale per i tre comici, che ormai fanno pensare alla ricarica del telefonino. Idem per Gattuso o la bella Ilari Blasi. I testimonial non sono più quelli di una volta, sono molto di più, sono eccessivi, ti entrano nella testa senza che tu nemmeno te ne accorga. Quanto mi manca la nonnina di Ace Gentile o il tipo che diceva: “non un pennello grande, ma un grande pennello”. Percepita questa sensazione, mi sono sentito un po’ ingannato dalla TV, dai suoi infiniti trucchi e dal suo essere tanto effimera quanto incantevole. Comunque anche 50 anni fa la sapevano lunga: Bialetti.
Afterhours e Tricarico già fuori da Sanremo? Ecco, gli unici due artisti che più degli altri si avvicinano alla realtà musicale attuale sono in fase di ripescaggio. Vogliamo mettere a confronto un qualsiasi pezzo di questi artisti con la più patetica delle canzoni che abbia mai sentito per metrica, melodia e testo: “Luca era gay” di Povia. Torniamo a far inutili polemiche sui figli dei big, tipo Irene Fornaciari o il teatrino con tanto di presentazione ufficiale dei raccomandati? Parliamo anche dei soliti Al Bano, Pupo e Iva Zanicchi? Oppure delle autoproduzioni della TV come Marco Carta (non me ne voglia)? Il Festival della canzone italiana purtroppo non la rappresenta per niente a partire da stacchi musicali ed ospiti: tutti stranieri. Piuttosto che Kate Perry avrei accettato pure Laura Pausini. Per chi non conoscesse gli Afterhours:
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