Premettendo che ormai tutto il blogworld ha scritto questo meme, non passerò la palla a nessuno (volontari esclusi). Come assegnato dalle mitiche derelitte mi son dedicato alle otto cose strane della mia vita… Finora, come direbbe il buon Homer.-Per non dormire. Dopo abbondanti abbuffate pugliesi in occasione del Natale, dopo le festose fucilate a salve di mio zio fuori dal poggiolo del condominio (e non era l’ultimo piano), cominciavo a non sentirmi bene, specie dopo aver mangiato il baccalà. L’appendicite aveva deciso di andarsene. In ospedale, in sala operatoria, ricordo che non ne volevo sapere di addormentarmi, a tal punto di aver guardato l’anestesista munito di siringa e avergli detto “toglietemi questo aggeggio infernale” (avrò avuto 12 anni). Poi il chirurgo intervenne con la maschera e..zz..zz..z.-Orientamento professionale. Ero al mare con tutta la family, in zona preadolescenza, ed ero incuriosito da una presa elettrica fuori posto. Una vecchia presa elettrica. Molto vecchia. Nel tentativo di sistemarla nel muro ci sono rimasto attaccattohohohohohoho. Più lo spavento che altro, perchè gridai piùttosto forte tanto da far scattare il panico in casa. Calmate le acque presi una decisione: da grande non avrei fatto l’elettricista.-La ricchezza dei dialetti. Ancora in vacanza, sempre in Puglia, avrò avuto quattordici anni e stavo passeggiando per il paese con un amico del posto. Stanchi di camminare ci sedemmo su una gradinata lungo il corso principale. Tra una battuta e l’altra mi arrivò sui piedi un pacchetto di sigarette accartocciato. Qualcuno aveva voglia di scherzare. Io ripigliai il pacchetto e lo rilanciai al destinatario, che immediatamente si avvicinò. Un ragazzo della mia età, che guardandomi mi disse: “vu fà a sciandra?”. Io: “eh?”. Lui: “vu fà a sciandra?”. Io: “ok”. In quel momento intervenne il mio amico che, dopo avermi dato una gomitata, disse due parole al simpaticone e mi trascinò rapidamente in strada. Il tipo era un piccolo gangstar e mi aveva chiesto se avevo voglia di una bella rissa. Adoro il dialetto.-Onore alla famiglia. Frequentavo la seconda media e stavo uscendo da un corso pomeridiano con la mia bmx bianca. In quel momento incontrai un ragazzo di terza, tale Paolo, che cominciò a farmi battute e a prendermi per il culo. Io prima feci finta di niente, poi gli risposi, ma lui alzò il tiro e offese a mammà. Credo abbia detto qualcosa tipo “to mare troia”. Io da bravo italiano, mollai la bici per terra, andai verso di lui, lo presi per la cartella, lo scaraventai a terra, gli tirai due schiaffoni e gli chiesi di ripetere quello che aveva detto. La mamma non si tocca, non mi fate arrabbiare. -Donnoni suburbani. In un tardo pomeriggio irlandese sento delle urla di donna provenire dalla strada. Quindi mi affaccio dalla mia finestra di Little Mary Street (già, il nome del blog) e noto due grosse knackers made in Dublin che si menano di santa ragione. Da quello che riesco a capire, si tratta del furto di uomo e qualcosa tra le due era andata storta. Non so cosa fare, sto per scendere, perchè una delle due (over 90 kg) sta soffocando l’altra (almeno un over 80 kg). Esito un attimo e nel frattemo chiamo i Garda (polizia locale) che arrivano immediatamente. Non so come sia andata a finire, ma il pensiero di ritrovarmi sotto il culone di una delle due mi aveva scombussolato la giornata.-Pisellone sin verguenza. Questa è semplice. Arrivo a Barcellona in Plaza Catalonia, mi guardo attorno mentre aspettavo la mia amica e a un certo punto… Tra le migliaia di persone che scorazzano per la piazza…. Vedo un bel personaggio. Indossava un cappellino, occhiali da sole, calzini e scarponi, mi pare un orologio e a tracolla aveva una macchina fotografica. Di strano c’era che non indossava altro. Quest’uomo (era così evidente) gironzolava per Barcellona con i gioielli all’aria e senza il minimo imbarazzo. Attorno a lui si creava un varco e intanto si godeva la città indisturbato. Pensai: “minchia che benvenuto”.-Musicomania. Non posso vivere senza musica, non ci riesco e se non l’ascolto mi spengo. Per ogni mio stato d’animo esiste una canzone. Ogni canzone ha o avrà il suo ricordo. Già, la vita in un cd.-T9 che paura. Fino a poco tempo fa non usavo il t9 perchè mi faceva paura. Una volta lo provai, ma senza venirne a capo e allora lasciai perdere. Con il nuovo telefono però, la cosa era diventata una sfida: il cosiddetto “text on 9 keys” doveva essere mio. Così fu. Ora è tutto mio e praticamente con il t9 ci parlo pure! Si, mi saltano fuore le parole con la righetta sotto…