La cultura italiana? Fallita.
La forbice lentamente continua a tagliare, continua a far crescere la differenza tra i sempre più ricchi ed i sempre più poveri. Non c’è alcun governo tecnico, legge (a cui siam tanto affezionati) o partito in grado di recuperare questa condizione.
Già, è una condizione quella in cui ci troviamo. Non solo la classe dirigente (in qualunque settore) si è corrotta nel corso del tempo, ma è la cultura italiana che è fallita. Non esiste più e l’Italia ora si è ridotta ad una mandria di teste che tentano di scavalcarsi ed un elettorato con il senso critico di un criceto.
Tutto è un grande show, si giustifica qualunque comportamento e, come si fa con i bambini, si cambia discorso per distrarli. La nostra cultura è fallita e questa degenerazione verso l’orticello e l’indifferenza al prossimo, ha portato a far sedimentare le stesse persone negli stessi posti, che dicono le stesse cose da decine di anni, concludendo ben poco.
Quei prodi che tentano di prendere in mano la situazione, almeno in politica, senza un ‘padrino’ alle spalle non sono nessuno, senza una struttura politica o economica di sostegno restano senza voce. Dovranno partire davvero dal fondo.
Il mondo del lavoro non è differente. La generazione di imprenditori che ha costruito l’Italia ormai è stanca, quella successiva sperpera o non è qualificata per tenere il ritmo ‘globale’ oppure viene strozzata dalle assurde imposizioni dell’apparato statale e dall’assenza di incentivi reali.
Questo lento processo è il motore dell’instabilità, l’origine di quel sistema che indebolisce le nuove risorse, le spreme, le seleziona come del bestiame e poi le mette in attesa fino ai 40 anni per fargli fare un minimo di carriera.
Si ripartirà un giorno, ci si rialzerà di sicuro. La conclusione è sempre la stessa, bisognerà ripartire proprio dal basso e per ora stiamo ancora scendendo nel baratro.
RSS Feed