Come per tutte le guerre, a prescindere dal fatto che siano giuste o sbagliate, è sempre la solita storia.
Prima si osserva il massacro, poi si tergiversa ’se intervenire o non intervenire’ (l’Italia è ancora in questa fase), poi si comincia a parlare di attacchi mirati e di bombe intelligenti. Partono gli aerei, cadono le bombe, muoiono persone, altre vengono salvate.
Poi la politica, come in questi giorni, si “accorge” che questo non basta (mentre i militari da sempre sostengono che l’intervento aereo non è mai sufficiente) e si inizia a parlare di intervento umanitario via terra. Eh certo, questi poveretti sono senza viveri e munizioni, dobbiamo aiutarli, ma farlo dal cielo è un po’ dura.
Ovviamente il passo successivo sarà quello di accorgersi che chi porta gli aiuti a terra potrebbe essere attaccato, cosa che appena accadrà, farà scattare la richiesta di poter estendere il mandato all’uso delle armi (cannoni, mitra, fucili, pistole, bombe a mano, pugni…). Per difendersi, chiaro.
Ma una volta scesi con i mezzi leggeri, questi non basteranno, gli attentati saranno sempre più frequenti ed arriveranno i mezzi cingolati con tanto di truppe. I comandi militari Nato avranno sempre più informazioni e probabilmente riterranno necessario un intervento diretto e con un obiettivo preciso, quello di eliminare la dittatura, anche fisicamente.
A questo punto perché non fare tutto e subito fin dall’inizio? Perché questo patetico teatrino pseudodiplomatico?
Se la comunità internazionale era in cerca di un altro Vietnam, ma un po’ più polveroso e più vicino all’Occidente, poteva accomodarsi prima. Alcuni hanno paragonato la caduta dei regimi nordafricani alla caduta del muro di Berlino, ma la differenza è che qui non ci sono muri, niente mattoni o cemento, qui ci sono infinite e mobili dune di sabbia.
Per l’Italia il discorso è a parte, come al solito. Essendo il principale paese ad avere stretti rapporti commerciali con la Libia e con storiche responsabilità coloniali, il nostro governo avrebbe dovuto segnalare con mesi d’anticipo quello che stava accadendo in quella parte del Nord Africa.
L’Italia avrebbe dovuto guidare le trattative, mediare, dare indicazioni al resto dell’Europa, invece di ritrovarsi a piangere il morto con l’ossessione degli immigrati. Siamo riusciti a farci smentire anche dal governo provvisorio tunisino (’Quali accordi di rimpatrio? Che dite?).
Invece no, invece il capo del governo italiano, fino a poche settimane prima della rivolta, baciava le mani del dittatore Gheddafi, un tiranno che oggi massacra la propria gente, che la insulta, un personaggio delirante ed onnipotente.
…Ed i nostri vari ministrucoli si stupiscono sul perché l’Italia venga esclusa da molti aspetti strategici della questione libica.