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28 giu

Planet Bhima: Gran finale a Marostica plus La Manu

Pochi minuti fa i Planet Bhima hanno superato le semifinali di Marosticka e domani parteciperanno alle finalissime. Suoneremo su un gran bel palco nella piazza della scacchiera, al cospetto del bel castello. Otto band (credo) suoneranno soltanto un pezzo (putroppo) e verranno scrutati, smontati e rimontati da una giuria. A parte il concorso, devo ammettere che ci stiamo divertendo una cifra. Visto che ci sono, un grazie a tutti quelli che ci hanno dato una mano con le votazioni di Vicenzanet, dove siamo arrivati quarti su venti gruppi. Va bene così.Ora scatta l’intervista. I Planet Bhima, uno alla volta, passeranno a trovarci per Little Mary Street. Prima della lista a parlarci un po’ di se è La Manu, la nostra splendida e brava bassista.

La musica appartiene al mondo, non se ne può fare a meno, ma che musica si ascolta su Planet Bhima?

Su Planet bhima si ascolta tutta la musica che trasmette qualcosa: un’emozione, un colore…
un ricordo, che rispecchia uno stato d’animo.

Ti ricordi il primo giorno che hai messo piede in una sala prove?
Si, avevo 19 anni e mi ci ha accompagnato un mio amico. Un gruppo cercava un bassista… non sapevo suonare (o quasi) ma mi sono buttata. Cover dei Cult, Doors, Ugly Kid Joe, Mr. big….

Il tuo primo palco?
Il rimorchio di un camion in una sagra locale. Suonavo con un gruppo che faceva quasi esclusivamente Deep Purple, qualcosa dei Led Zeppelin e degli AC/DC.

Riusciresti a spiegare la musica che suoni con un’immagine?
Me ne scorrono mille diverse davanti agli occhi quando riascolto ognuna delle nostre canzoni… troppe da descrivere.

Un musicista, il musicista, dammi un nome… Jeff Buckley, senza dubbio.

L’ultima canzone che avevi in cuffia… Nothing degli Aeon Spoke.

Infine un messaggio per chi non ha mai ascoltato la tua musica, ma che un giorno potrebbe farlo.
Dove sei stato/a fino ad ora? Benvenuto/a su Planet Bhima!
I Planet Bhima (io almeno) suonano per chi ha voglia di condividere emozioni e di viverle attraverso la musica. Non cerchiamo di piacere, ma di comunicare e di esternare ciò che ognuno di noi ha dentro.

21 giu

Alter Bridge, il concerto

Dopo quell’oretta e mezza di Vicenza-Piacenza con il navigatore di mio fratello che voleva farci fare i paesielli siamo arrivati a destinazione: Fillmore. Bel locale, credo un’ex teatro o simili. La serata è iniziata con il gruppo spalla italiano, i Mellowtoy, tanta energia… E basta. La solita band sputata a quelle americane nu-metal, niente di originale e tanto rumore (e lo dice uno a cui il genere piace). Dopo lunghe attese e qualche problema con il check alla chitarra arrivano sul palco gli Alter Bridge, troppo contento (foto mie!). Subito con dei bei pezzi saltabili e la cosa era fattibile visto che il locale non era stracolmo. La voce del cantante ha lasciato di stucco, perfetta e con tonalità irraggiungibili (che non sempre apprezzo). Il buon signor Myles, oltre a saperci fare con la voce, suona pure la chitarra da professionista, niente di paragonabile a Mark Tremonti, però… Insomma, il tempo è volato, loro sul palco si divertivano e quindi si divertiva anche chi gli stava sotto. Cinque minuti di assurdità sono trascorsi quando a un certo punto (o a un punto certo come direbbe Albanese) il pubblico si è messo a cantare “pooopopopopo poooo pooo”… Quella sera c’era la partita dell’Italia e qualche folgorato si era portato radio e auricolare, quindi al momento del goal, da bravi italiani ce ne siamo sbattuti del concerto e ci siam fatti i cazzi nostri. La faccia del cantante, allibito, la diceva tutta: “che cacchio fanno sti cazzoni di italiani?”. Comunque pure il gruppo ha seguito la scia ed ha accompagnato la tifoseria. Anyway, ne è valsa la pena, gran bel concerto, mi son piaciuti. (Suoneranno per il tour invernale il 29 novembre all’Alcatraz di Milano). Rise Today.

15 giu

Finalmente!

Mancano poche ore al grande evento, almeno per me, ovvero l’unica data italiana degli americani Alter Bridge, a Piacenza. Li aspetto da tempo, praticamente da quando si sono formati e cioè dal 2004. In precedenza, come vi avevo già scritto tempo fa, si chiamavano Creed la cui voce era di Scott Stapp. Ora il nuovo cantante è Myles Kennedy, il resto della band è composta dal leader Mark Tremonti, il batterista Scott Phillips e il bassista Brian Marshall, tutti ex-Creed. Che musica e che voce. Anche se loro fanno un bel rock non troppo leggero, si concedono queste pillole di relax: “Hallelujah“. E comunque, onore a Jeff.

14 giu

Folk di casa nostra

Il dialetto è una ricchezza immensa del nostro Belpaese e quando si fonde con la musica riesce a descrivere i dettagli della realtà in modo unico. Chi è Davide Bernasconi? E’ Van De Sfroos! Che in comasco significa “vanno di contrabbando”. Partito negli anni ‘80 con il punk è oggi un simbolo della musica folk-rock italiana, anzi dialettale. Partito con i De Sfroos, scioltisi nel 1996, ha fatto la sua gran carriera cantando in lombardo sui palchi di tutta Italia e partecipando a diverse trasmissioni radio e tv. Insomma, c’è tanto folk in casa nostra e lui ne è un gran esempio. Beccatevi “Nona Lucia” in versione live. (Thanks to Patrik).

11 giu

The summer is coming…

Arriva il caldo, arriva piano piano, si insinua tra le nuvole e i vestiti. Il MABS però resta sempre in agguato e studia piani d’attacco per eventuali week-end di brutto tempo. E adesso scatta una delle canzoni dell’estate: “Blind” di Hercules and Love Affairs. (Thanks to Gladys).

02 giu

Strani canadesi

Questa post-puntata va ai canadesi “Broken Social Scene”. Band indie-rock, ma con tanto di elettronico, che suona sui palchi di mezzo mondo dal 1999. La musica che fanno è innovativa e non è difficile da ascoltare, devo ammettere che non è proprio il mio genere, però la consiglio volentieri. Scorre. All right, guys: Shoreline. PS: sono una cifra di musicisti, non ho ancora capito quanti…