Little Mary Street
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The Satellite Show @ Little Mary Street
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29 mag

Un mestiere felice

Visto che qui tira aria di vacanza, ma più di tanto non si può (almeno parlo per me), ho pensato di cercare un lavoro felice. Ci sarà al mondo un mestiere che davvero non ti rende mai triste? Veramente aprire un baretto in spiaggia ti darebbe soddisfazione? Prima di tutto, restando nel mondo reale, mi vengono in mente le professioni che girano attorno al turismo. Tipo, non so, c’è chi si fa la stagione estiva in splendide località marine e quella invernale altrettanto, su stupende montagne innevate, però ci vuole carattere e alla fine… Tanta fatica o no? Vediamo in altri settori…

Il PR delle discoteche? No, poi divento sordo.

Il vigile urbano? Scherzo.

Il rappresentante di dolci? Poi o mi passa la voglia di dolci o mi strafogo e non so cosa è peggio.

Il gelataio? Come sopra.

Il blogger? Ah, ah.

Lo studente a vita? Mm, poi come magno?

L’impiegato in provincia? Eh, già qua…

Il gigolò? E se mi capita la vecchiaccia?

L’avventuriero? …Eh?

Lo scrittore? Già, è arivato er Den Braun de li poveri.

Il professore? Di che? Tempo libero?

Insomma… Qualche idea?

26 mag

Mollo tutto e vado in spiaggia


Quando uno dice pianto tutto, mi compro un baretto sulla spiaggia e chi s’è visto s’è visto… Lo dice sul serio? La maggior parte delle persone non credo lo pensi veramente o comunque non lo farebbe mai. Però. Per curiosità sono andato in giro per il web cercando una possibile via di fuga (da cosa non si sa, ma forse da tutto) e ho trovato che quest’idea non è poi così irrealizzabile. Insomma ecco qualche annuncio:

Santo Domingo

Prezzo di vendita: 59.000€
Riferimento: 71Stato: abitabile 2 locali, 65 mq.
Il complesso residenziale si trova poco distante da: aeroporto internazionale di Puerto Plata, centro commerciale, tre farmacie, negozi, bar ristoranti, locali tipici sulla spiaggia con animazione serale, tre casino.

Tenerife

Qui di seguito delle indicazioni (costo medio) in modo da dare informazioni ed indicazioni circa l’andamento del mercato immobiliare.Località di riferimento: Playa de Las Americas / Los Cristianos
STUDIO / MONOLOCALE = a partire da 85.000 Euro
APP. CON 1 CAMERA = a partire da 95.000 Euro
APP. CON 2 CAMERE = a partire da 150.000 Euro
APP. CON 3 CAMERE = a partire a 195.000 Euro

Kenya, Malinidi

Beach Bay Village. A 10 minuti dal cuore di Malindi, paradiso incontaminato naturale, una oasi lussureggiante di fiori tropicali e vegetazione equatoriale con accesso privato, parcheggio interno, costruito sulla spiaggia oceanica… Qui, serviti di tutto e in tutto, potete acquistare la vostra proprietà immobiliare di abitazione e terreno garantita da rogito internazionale
a partire da Euro 39.500 per una abitazione di 80Mq e 250Mq di terreno piantumato.

Ma scherziamo? Oh, un appartamentiello da poco più di 60 metri quadrati a Trento costa ben oltre i 200mila euro! Com’è sta storia?

Ah, la spiaggia, la spiaggia…

25 mag

A che servono gli asterischi?

L’altro giorno stavo guardando uno di quei “simpatici” programmi americani su Mtv, tipo “the next” o quelle robe là, che se li guardi con un po’ di distacco ti fanno pure ridere. In questo caso ricordo che la protagonista della puntata voleva essere rassicurata sul fatto che uno dei pretendenti fosse in grado di difenderla da un’eventuale aggressione. Come lo ha fatto? Ha preso il tipo appena sceso dall’autobus (ancora con i denti luccicanti), lo ha vestito in calzamaglia, maschera e mantello, e lo ha dato in pasto a un enorme lottatore professionisa di wrestling. Ovviamente l’energumeno ha avuto la meglio, ma nel frattempo il povero pretendente, sulla via del massacro, si è giustamente sfogato scomodando molti santi del cielo.Proprio in questa occasione mi sono accorto di una cosa a cui non avevo mai fatto caso: gli asterischi nei sottotitoli. Insomma, se uno dice una parolaccia in tv o in radio viene censurato con un bip, invece per iscritto è necessario l’effetto asterisco. Ora, dico io, ma alla fine a che servono bip e simboli? E vogliamo parlare delle canzoni martoriate da suoni e crocette?…Facciamo un esperimento: Porca *******, ma che ***** vuoi da me, pezzo di *****? Se non la smetti di rompermi i ******** vengo lì e ti rompo il ****!…Quindi? N*n d*t*m* ch* s* c* m*tt* q**ttr* s*mb*l* n*n c*p*t* q**ll* ch* h* scr*tt*!…Forse ha lo stesso effetto di quando si cmabia l’odrine dlele ltetere ma cmouqnue si cpaisce lo stseso? Mai prvoato?…Voi che dite? Se c’è una parolaccia lasciamola, no? Oppure si toglie tutto e si fa più bella figura.Se proprio la censura ci deve essere, almeno venga fatta con stile…

20 mag

Consiglio musicale…

Questa volta parliamo di musica, un’amica una volta mi suggerì un’0ttima radio online, che adesso ascolto ogni volta che posso. Davvero bella musica. Oddio, dipende dai gusti, però, escluso quando passano cose un pochino trash, in generale è abbastanza accessibile a tutti, perchè c’è tanto rock in stile americano, tanta melodia, belle chitarre, bei suoni, senza trascurare l’hip hop. Ogni tanto mi è sembrato di cogliere qualche messaggio a sfondo religioso, ma non vi preoccupate, può essere che faccia pare della corrente rock cristiana (cosa normalissima negli States e pressochè sconosciuta in Europa).

Comunque se passate di qui: http://www.callfm.com/

…poi fatemi sapere!

Ciaociao.

13 mag

Donne o motori? Donne.

C’era una volta una donna… Fissata con le menate energetiche.

Lei, bella e spagnola, l’avevo conosciuta in una delle tante serate di sfrenata follia irlandese, certo, nella mitica capitale. Passavo di lì. In realtà si trattava dell’amica di un’amica e quindi il primo contatto non fu troppo faticoso. Già dalla sera del primo incontro, scattò una certa intesa. Ridiamo, scherziamo, ridiamo, beviamo, balliamo e ridiamo. Il problema era capirsi, ma almeno all’inizio non importava molto… In sostanza lei non spiaccicava una parola d’inglese e io mi arrangiavo con uno pseudo-spagnolo, il vero ostacolo era il suo accento andaluso che più o meno corrispondeva a un siciliano avanzato. Comunque si sa, tra latini ci si capisce…

Una sera come tante altre decidiamo di fare un giro nel parco universitario dove c’era tanto verde, molte panchine, studenti universitari e un bel albero gigante, che diventa subito oggetto delle sue attenzioni. Mi prende per mano e mi trascina verso l’albero (forse una quercia)…

Ragazzaspagnola: “Dai, abbraccialo con me!”

Sempreinspiaggia: “Eh?”

R: “Si, abbraccialo! Me entiendes?”

S: – Che aveva capito benissimo – “Vuoi che abbracci un albero?”

R: “Si, così senti la sua energia”

S: “…” (Oh, cacchio, poi mi chiederà di danzare sotto la pioggia, parlare con le nuvole, sacrificare animali e cose del genere?)

R: “Cos’è, c’hai paura?”

S: “No, no, figurati” e abbraccio l’albero.

R: “Senti qualcosa?”

S: “Si, un albero” (in realtà ero più impegnato a controllare che non ci guardasse nessuno)

R: “Mi piace abbracciare gli alberi e sentire che vivono, mi piace toccare le cose e sentire l’energia che trasmettono”

S: “Bè, si… E’ bello toccare una cosa viva…” E che caspita dovevo dire?? Comunque mi faceva tenerezza.

Improvvisamente la tipa molla l’albero e si lancia verso il prato, dove si stende e guarda verso il cielo, ormai al chiaro di Luna. Io la seguo e mi sdraio al suo fianco. Stavamo abbracciando la Terra? Ad ogni modo, passati alcuni minuti, salto su di scatto, perchè un qualcosa di non identificato mi era passato sul collo, lei si spaventa e decidiamo di passare alle più comode panchine. Lì continuiamo nei nostri discorsi, mentre lei si stava facendo un cigarillo con tanto di tabacco e cartine… La fiamma dell’accendino attira però l’attenzione della guardia del college, che con modi non troppo gentili pretende di accertarsi che quello sia davvero tabacco e con l’occasione ci caccia dal parco, perchè era tardi e comunque stava chiudendo. Avrei abbracciato pure lui, ma con una presa un po’ più stretta di quella dell’albero, con tutta la mia energia.
Il bello arriva il giorno dopo.Via, oggi tutto cultura e si va alla National Gallery irish version, tra l’altro zeppa di dipinti italiani. Girando per i tanti saloni, i mille quadri e le sculture, lei dimostra ancora una volta la sua coerenza di principio e si mette in testa che vuole toccare un quadro.

R: “Questo, questo voglio toccarlo”

S: “Stai scherzando?”

R: “No, no, voglio toccarlo, adesso!”

S: “Hai presente cos’è un allarme?”

R: “Si, ma non mi importa, voglio toccare”

S: “Lascia stare, dai”

Questa cosa del voler toccare a tutti i costi, a dir la verità, non mi dispiaceva affatto…ehm, però in una galleria nazionale d’arte avrei evitato volentieri di attirare l’attenzione facendo scattar sirene e lampeggianti.

R: “Adesso tocco… Ecco”

S: “Oddio, adesso ci arrestano, cazzo”

R: “Ma no, non è successo niente, visto?” S: “…Mh” Che te pòssino.
Bene, per fortuna non partì nessun allarme, però per il resto del tour nel museo avevamo alle spalle sempre la stessa persona e probabilmente non si trattava di un turista. Ma guarda un po’, questa vuole toccare tutto e quasi ci facciamo arrestare!La cosa dell’energia andò avanti ancora qualche mese, poi le sue attenzioni si spostarono di più verso la cultura irlandese e i suoi abitanti, che decise di toccare per bene. Tanti saluti al mio santone spagnolo. Una delle ultime volte che la vidi, mi regalò delle pietre, ovviamente da lasciare esposte alla luce della Luna… Una questione energetica.Soltanto adesso mi spiego il perchè di quel grosso libro sui tarocchi che teneva in soggiorno.

03 mag

La pula è spietata. Quanto il destino.

Questa volta lasciamo stare i vigili urbani, che se no m’annoio… Vi racconto invece di una stupenda giornata d’inizio estate di qualche anno fa. Quella mattina avevo un colloquio di lavoro nella bassa padovana, quindi per la partenza da Trento era prevista una bella levataccia, ma questa non fu l’unica pecca di quelle ventiquattro ore.Tanto per cominciare non potevo usare la mia macchina, non ricordo per quali motivi, ma probabilmente aveva qualche guasto (era davvero un bidone). Alle sette del mattino parto e mi accorgo che l’auto che mi avevano prestato era praticamente senza benzina. Benissimo, può succedere, solo a me, ma può succedere. Allora vado verso il distributore di benzina più vicino e… Non mi trovo tutte le pompe fuori uso, perchè quei disgraziati che stavano facendo dei lavori nel cantiere accanto avevano reciso i cavi dell’elettricità! Cacchio, manco il self-service funzionava. Che dire, cominciavo a essere un cicinìn nervoso. Punto e a capo, vado verso un altro distributore che per fortuna ha fatto il suo dovere. Sfamato la macchina inizio a sfrecciare verso il Veneto, ma lungo il mio tragitto chi potevo incontrare? Chi se non proprio in questo giorno? Una pattuglia della stradale armata di autovelox.Ero a 120 su un limite di 90 cazzo di chilometri all’ora.Agente: “Patente e libretto per cortesia”.Vittima: “Eccoli, la macchina non è mia, me l’hanno prestata…”.A: “Sa che lei viaggiava a 30 chilometri sopra il limite?”.V: “Vaffanculo” ho pensato. “Eh, non me ne sono accorto” ho detto.A: “Lei è in contravvenzione e bla-bla, bla-bla…(insomma, 5 punti e qualche centinaia di euro, tutti in quel posto)”.V: “So che viaggiavo un po’ veloce, ma sto andando a fare un colloquio di lavoro e sono in ritardo…” faccia triste in cerca di pietà.A: “Eh, allora poteva partire prima”. (Vaie a spiegà tutto er casino)V: “…Lo so…”.Al che l’agente finisce di scrivere la mia condanna, mi consegna il bigliettino e mi fa…”Bè, in bocca al lupo”.In quel momento scendo dalla macchina, prendo la mazza da baseball dal bagagliaio, gli spezzo tutte e due le ginocchia e lo riempio di maledizioni.Scherzo.Rispondo semplicemente con un abbacchiatissimo “Grazie”, d’altro canto quel poliziotto mi sembrava sincero.Finita qui? No.Intanto riprendo la mia corsa, terrorizzato dai limiti di velocità e ossessionato dalla paura di incontrare ulteriori e temibili pattuglie, ma passato il traffico della cintura di Padova, mi ritrovo in colonna. Cacchio, pure la coda. Aspetto mezz’ora con il motore spento, mi informo e mi dicono che era successo un incidente mortale. Non c’era nulla da fare, decido di comunicare il mio ritardo all’azienda che mi stava aspettando e… Scopro che non avevo memorizzato il numero di telefono (che pirla). Non mi restava altro da fare che bestemmiare in tutte le lingue conosciute. All’epoca solo l’italiano.Fortuna nella sfortuna, mi chiama l’azienda stessa per dirmi che anche loro erano in ritardo e con l’occasione spiego la mia situazione alla segretaria, cercando inconsciamente la sua compassione.La coda si smaltisce e purtroppo mi capita anche di vedere (giustamente a pochi minuti da un colloquio di lavoro) il corpo di un povero vecchio schiacciato dalle ruote di un autoarticolato. Mannaggia.Finalmente giungo a destinazione, dove per circa due ore aspetto di essere colloquiato (esiste?). Scambio due battute con gli altri candidati, che di solito ti danno l’impressione di essere migliori di te, leggo qualche house organ e comincio ad annoiarmi. All’improvviso tocca a me (sembrava d’essere dal medico). Entro e mi trovo davanti un megacaposupremo del reparto commerciale che fa di tutto per contraddirmi e tenta di capire di che stoffa son fatto. A lui interessava un buon venditore. Fatta anche questa, esco, vado verso la maledetta macchina e riparto verso casa, il tutto in una calma apparente.Ovviamente non mi presero, ma meglio così, quella giornata mi avrebbe portato sfiga per tutta la vita. Cacchio.

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