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29 apr

Taccuino kid e Multa selvaggia

Rileggendo il post precedente, mi è venuto in mente un altro simpatico episodio (e me verranno in mente altri) che riguarda le divise bianco-blu. Era un sabato pomeriggio d’inizio estate, forse quella del 2005, e da vero masochista, invece che andare a prendere il primo sole di stagione o godermi il caldo che avanzava, sono andato a “pompare” in palestra. No, non sono un palestratone, però è un’attività che mi fa scaricare i nervi e nonostante le apparenze la cosa mi rilassa. Finito il mio allenamento allietato da una temperatura molto più che primaverile (stavo grondando), esco dalla palestra, situata a fianco di un centro sportivo, e vado verso la mia macchina. L’unica auto parcheggiata su una strada fuori dal centro e priva di qualsiasi ombra di traffico urbano, extraurbano, autostradale, aereo, navale… Insomma, di lì non ci passava anima viva. Mi avvicino alla portiera e mi cade lo sguardo sul parabrezza… Sotto il tergicristallo.

“Tò, pure qui ti infilano la pubblicità”, povero ingenuo. Era una multa.
” – Meglio se non scrivo la prima parte delle cose che ho detto – “.
“Ma che cazzo, ma guarda te se mi devono fare la multa in mezzo al deserto? Ma sono imbecilli?”. Si, stavo parlando da solo.

Allora che ho fatto? Siccome avevo una macchina fotografica (fortuna versus sfiga), mi sono messo a scattare delle foto alla macchina colpita a morte dalla multa, proprio dietro un cartello mobile che indicava il divieto di sosta a partire dal lunedì successivo. Eccheccacchio, sapevo che c’era, mica ero scemo. In quel momento, con tutto il mio stupore, torna sul luogo del delitto la macchina dei vigili urbani. Incredibile, venivano a cercare altre vittime per batter cassa in comune. Ovviamente li fermo. Seduti nella Subaru, pagata a suon di contravvenzioni, erano in due, entrambi occhiali scuri, forse Rayban.

Si trattava certamente di Taccuino kid e Multa selvaggia.

“Scusate, siete stati voi a farmi la multa?”, palesemente incazzato come una iena.
“Si, era in divieto di sosta, non ha visto i cartelli?” mi risponde Taccuino con fare da sbruffone.
“Quali cartelli, io vedo solo questo che sto fotografando, lei come si chiama?” non fatemi mai incazzare, mi raccomando.
“Senta, i cartelli, quelli fissi lungo tutto il lato della strada sono già lì da qualche giorno”.
“Ho capito, va bene, non li ho visti. Ma le sembra normale fare la multa all’unica macchina parcheggiata sulla strada e comunque… LE SEMBRA TRAFFICATA QUESTA STRADA? CHE TRA L’ALTRO E’ LARGA QUANTO UNA QUATTRO CORSIE?” gli dico gentilmente (anche no).
“Lo so ma lei era in divieto di sosta…” e qui cominciava a volersene andare.
“Scusate, quindi a voi sembra normale fare multe in queste condizioni? Non avete minimamente il buon senso a cosa serve fare multe in sto modo, me lo spiegate?” gli dico cercando di restar calmo.
“Se vuole farsela togliere faccia ricorso” e nel mentre ritorna nell’abitacolo (si era messo in piedi appoggiato sul tettuccio) chiude il finestrino e riparte. Multa selvaggia sta zitto e sorride.
“GRAZIE MILLE AGENTE, STIA TRANQUILLO CHE MI FARO’ SENTIRE!” gli grido mentre si allontanano.

Che razza di imbecilli. Bel modo di attirarsi l’antipatia della gente, ma questa volta avevano beccato la persona sbagliata. All’epoca scrivevo per un giornale locale.
Siccome sono una persona corretta (almeno credo…Eheheh) non ho scritto articoli pompati o stravolti per danneggiare quel vigile urbano. Ho semplicemente fatto pubblicare un pezzo tra le lettere al giornale, come avrebbe fatto un lettore qualsiasi. Nel pezzo in sostanza ho descritto la vicenda nei dettagli, permettendomi di aggiungere quello che pensavo (visto che non si trattava di una notizia) e concludendo più o meno in questo modo “…Multa pagata, ma senza l’effetto della sanzione. Un po’ di buon senso nelle cose”.
Non so se quel vigile abbia letto quelle righe o meno, ad ogni modo non mi risulta ci siano state più multe così idiote, almeno su quella tratta.
Una piccola grande rivincita su carta.

13 apr

Cellulare al volante

Proprio ieri mattina scorazzavo in macchina per le vie del centro della bella Trento e partendo da uno stop mi è capitato di vedere un’auto della polizia con a bordo due agenti, però quello alla guida era al volante con una sola mano, mentre con l’altra era probabilmente impegnato in una simpatica conversazione al cellulare, visto che sotto i suoi occhiali da sole se la rideva di gusto.Ma ti pare? Dirlo sarà banale, ma non dovrebbero essere loro i primi a dare il cosiddetto buon esempio? Non mi venga a dire che era impegnato in una telefonata di servizio o altro, anche perchè loro al posto dell’autoradio hanno giusto una bella radiomobile. Ad ogni modo a questa cosa sono piuttosto sensibile, visti i miei “precedenti”…Da circa una settimana, forse meno, era entrata in vigore la patente a punti. In quella mattinata d’inizio estate mi trovavo fermo al mega incrocio di via Gattamelata a Padova, a bordo della macchina che il mio ex-suocero chiamava (a ragione) “cadavere”. Dovevo passare a prendere un’amica per tornare verso Trento. Sono in coda al semaforo sulla corsia per svoltare a sinistra. In quel momento scatta il verde e suona il cellulare… “Oddio, che faccio, rispondo?”… “Ma si, sono ancora fermo, poi sarà la tipa che mi chiede dove sono. Il tempo di dirle che son a duecento metri da casa sua e metto giù”.Rispondo, comincio a parlare e nello stesso istante incrocio lo sguardo di una pattuglia di vigili urbani in moto, fermi sull’altro lato della strada.”Cacchio, i Cips, sono fregato”.Faccio finta di sistemarmi i capelli (ero rapato quasi a zero) e lascio cadere il cellulare dietro di me. Nello specchietto retrovisore non vedo segnali d’inseguimento e penso di essermi salvato, svolto nella stradina dove mi sta aspettando la mia amica, spengo il motore e… Mi si affianca il centauro bianco blu.”Patente e libretto” mi dice con fare da Terminator.”Eccole qua” rispondo in tono fanciullesco.”Sa che secondo il codice j432jl342l42lk lei è in contravvenzione e le saranno decurtati 5 punti dalla patente?”.”Perchè?” rispondo scivolando clamorosamente sugli specchi.”Era al volante e stava parlando al cellulare” mi fa seccamente.”Ma no, io ero fermo, non stavo mica guidando”.”Mi spiace, lei è in contravvenzione”.Nulla da fare, poi ho anche provato a commuoverlo visto che ero studente e non è che avevo tutta questa disponibilità economica… Ed era vero!Dopo essere almeno riuscito a fargli venire qualche dubbio sul buon senso della sua azione, a rovinare tutto è arrivato l’altro collega, credo Ponciarello, che in pochi secondi ha annientato ogni spiraglio di pietà nella coscienza del suo compare. 5 punti e non so quanti euro: me li sono ciucciati tutti. Per il resto della giornata, compreso il viaggio con a fianco la mia amica mortificata (povera), non ho fatto altro che notare gente al volante con il cellulare in mano. Mannaggia, mannaggia. Che faccio la prossima volta che vedo un agente al telefono mentre guida? Gli dico che è in contravvenzione?

05 apr

Mamma cerca Pina

Non ho ancora capito se qualcuno ha scritto il mio numero di cellulare sui cessi di numerose autostrade oppure sono semplici coincidenze. Magari è sfiga. Regolarmente, con una frequenza di tre settimane, da quando ho questo numero di telefono (anni) mi chiamano le persone più disparate. L’ultima volta è toccato a una povera mamma agitata che cercava la figlia.
La prima chiamata non l’avevo vista, ma la seconda ho risposto:

Driiiin, driiin, driiin (ho la suoneria vecchio stile).

Io: “Pronto?”.

Mammainansia: “Pina?”.

Io: “Guardi signora, mi sa che ha sbagliato numero”.

Mammainansia: “Oddio, mi scusi”.

Io: “Si figuri, non c’è problema”.

E così si concludeva la prima telefonata, può succedere che uno sbaglia numero, no?
Passano due secondi (forse meno) e la signora richiama. A quel punto le metto giù, nella speranza che capisca di aver sbagliato di nuovo, ma non c’era niente da fare, l’insistenza della donna in ansia era inquietante. Appena schiacciavo il telefonino rosso sulla tastiera lei richiamava a una velocità impressionante. Non mi restava che risponderle un’altra volta (che palle).

Io: “Prooonto”.

Mammainansia: “Marco, non c’è Marco?”.

Io: “Signora sono quello di prima, credo si sia segnata il numero sbagliato”.

Mammainansia: “No, le spiego…”.

Io: (cacchio, adesso mi tira il chiodo).

Mammainansia: “…E’ che sto cercando mia figlia, ma io sto chiamando il 33… Ah! Ecco, facevo un numero sbagliato! Oddio, mi scusi tanto”.

Io: “Non si preoccupi signora (le ultime parole famose), può succedere (ed è mezz’ora che glielo dico), salve, salve…”.

Mammainansia: “Scusi ancora, buona giornata”.

Io: …

Ero tentato di spegnere il cellulare, ma alla fine credo che la signora, nonostante il panico da figlia irreperibile, sia riuscita a comporre il numero giusto (checcazzo). La prossima volta giuro che mi fingo un sequestratore e chiedo il riscatto. Almeno quindici euro.

01 apr

Rotatorie, evviva.

Le mitiche rotatorie, la soluzione del secolo per le code e il cosiddetto traffico intenso…
Sarà davvero così? Può darsi, ma il problema non è questo. Quanti le sanno percorrere? Quante volte vi è capitato di aspettare 10 minuti in entrata, perchè il tipo della macchina davanti non sa quando ha la precedenza? Poi ci sono quelli che girano all’interno e per svoltare tagliano la strada a chiunque. Infine non manca mai chi la piglia in contromano. Altre bellissime rotatorie sono quelle che si trovano improvvisamente nel mezzo del nulla, nelle zone industriali o in aperta campagna. Niente traffico, niente code, manco un rallentamento e ci piazzano la rotatoria. Che palle, dove sono finiti quei bei semafori a tre luci? Dove sono le corsie con le frecce? Dite la verità, le avete inventate per eliminare i venditori di fiori, i mendicanti e i lavavetri? Come faremo noi automobilisti senza le partenze ancora da rosso? E il rombo dei motori prima del via… E lo strombazzare dei clacson allo scattar del verde, le sgommate, gli sguardi di sfida…
Tutto questo dov’è andato? Come faremo a viaggiar nell’indifferenza, noi automobilisti?

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