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24 mar

Evviva le donne, ma pure gli uomini

Uomini e Donne, a volte s’incontrano, si scambiano parole di zucchero, si amano e si cercano, ma il più delle volte… si scannano e senza motivi apparenti. Parole di troppo, eccessiva apprensione o scarsa attenzione? E chi lo sa, comuque spesso si litiga per nulla…

Per esempio un lui e una lei s’incontrano, si parlano, ma in realtà… Che cosa si dicono?

U: “Ciao tesoro, come stai?”. (Ciao)

D: “Bene”. (Male)

U: “Ma dai, sei sicura?”. (Quando mi rispondi a monosillabe, qualcosa non va)

D: “Si”. (No, non senti il tono di voce che ho? Tordo)

U: “Non mi sembra, dai raccontami. Cosa è successo?”. (Ok, il copione dice che devo insistere)

D: “Senti, ti ho detto che è tutto a posto, ok?” (Ma insomma, stai sempre a pensare che sia successo qualcosa, uno non può avere la Luna storta e basta?)

U: “Come tutto a posto? Con questa voce?”. (Io seguo il copione)

D: “Si, quante volte devo dirtelo?”. (Allora sei pirla? Allora devo risponderti male?)

U: “Sai, certe cose le avverto…”. (Si sente da un chilometro che sei incazzata)

D: “Ah”. (Certe cose le avverti??? Ha parlato mister empatia)

U: “Dai, perchè fai così?”. (Non fare incazzare anche me)

D: “Così come?”. (Ecco, ci siamo, adesso mi tiri fuori le solite banalità che bisogna parlare, che bisogna chiarirsi, che se qualcosa non va te lo devo dire e bla bla bla…Ma ti vuoi stare zitto?)

U: “Bè, che non mi parli”. (Smettila di fare la bambina)

D: “Non cominciare”. (Adesso ti do una ginocchiata)

U: “Allora vedi che c’è qualcosa che non va!”. (Ora parla)

D: “Ma che dici?”. (Oddio, che ho fatto? Che ho detto?)

U: “Senti, vuoi parlare e dirmi cosa c’è?”. (Guarda che sto per andarmene)

D: “…”. (…)

U: “Se non avevi voglia di vedermi potevi anche dirlo”. (Mi hai rotto le palle)

D: “Ascolta, lasciamo perdere, ok?”. (Sei una menata unica, piuttosto che litigare la metto via)

U: “No, adesso mi dici cosa c’è, è importante”. (Devo cambiare l’olio alla macchina)

D: “D’accordo”. (D’accordo)

U: “Sentiamo”. (Magari pulisco anche gli interni)

D: “Bè, l’altro giorno ti sei dimenticato di me”. (Sei un bastardo, mi hai lasciato aspettare due ore in piazza come una cretina)

U: “Oddio, quando?”. (Cazzo)

D: “Ecco, non ti ricordi nemmeno quando…”. (A cosa stavi pensando? A quale cravatta indossare il giorno dopo? Imbecille)

U: “Scusami tesoro, ma sarò stato sovrappensiero. Mi dispiace”. (Che cravatta metto domani?)

D: “Si, dici sempre così, ma alla fine ti dimentichi”. (Di me te ne sbatti le balle e ti ricordi solo quando ti fa comodo)

U: “Ma dai, può succedere, no?” (Ok, ho detto una cazzata)

D: “PUO’ SUCCEDERE?” (Lo ha detto veramente?)

U: “Ma no, nel senso che sono distratto e non ci penso…”. (Ma allora sono deficiente, perchè non mi sto zitto?)

D: “Appunto, non ci pensi”. (Fai quasi tenerezza da quanto sei cretino)

U: “Posso rimediare in qualche modo?”. (La vedo dura)

D: “No”. (Vaffanculo)

U: “…”. (E te pareva)

D: “Senti, e se mi offrissi una cena come si deve?”. (Mi fai pena)

U: “Certo! Adesso ti porto in un bel posticino”. (Evvai, il peggio è passato)

D: “D’accordo, ma che non succeda più”. (La prossima ti pianto)

U: “Mai più, te lo giuro”. (Ma è stasera che c’è la partita?)

…Di solito va in questo modo, giusto? Non sarà forse meglio dirsi direttamente in faccia quello che si pensa? Mah, magari poi tutto diventerebbe troppo noioso…

18 mar

Can che abbaia non morde

E quello che sta zitto?
La maggior parte delle persone, quando incappa in spiacevoli episodi, tipo automobilisti imbecilli o ragazzini impertinenti, lascia perdere. Spesso la gente si gira dall’altra parte e fa finta di nulla, ma tra questi ci sono quelli che sono assolutamente pacifici e piuttosto che stressarsi per litigare si taglierebbero una mano, quelli che hanno paura, non vogliono rogne e inghiottono il rospo e infine ci sono quelli che aspettano “la volta buona” per vendicarsi. Io sono tra questi ultimi.
Iniziamo con un argomento che per sua natura è insopportabile: il traffico.La maggior parte dello stress cittadino credo derivi dal traffico urbano. Il tutto comincia ovviamente la mattina, si monta in macchina e si parte con le manovre per uscire da garage impossibili o da posteggi improbabili. La seconda fase è quella del traffico vivo, tra semafori imponenti, auto in competizione, scooter che sorpassano a destra, autobus che non rispettano le precedenze e poi ci sono anche loro… i paladini delle strade, i vigili urbani. Passato il trauma della giungla d’asfalto si passa alla ricerca selvaggia del parcheggio. Non avete mai fatto le corse all’ultimo posteggio? Quelle accelerate con un che di fantozziano, che normalmente si concludono con il macchinone che ti frega il posto. No? Buon per voi. Ad ogni modo, per non dilungarmi troppo, un episodio che resterà per sempre tra i miei migliori ricordi è quello a cui ho assistito nei pressi del lago di Caldonazzo. Era estate, stavo andando a trovare dei miei amici e come al solito ero in ritardo. Per fortuna non c’era molto traffico e quindi stavo procedendo ad una buona velocità. A un certo punto mi trovo davanti una Golf blu e fin qui tutto è normale, ma improvvisamente il tipo che avevo davanti si pianta in mezzo alla strada. No, non ha accostato, non stava facendo passare nessuno, nei paraggi non c’erano passaggi pedonali o semafori… Stava semplicemente rispondendo al telefonino. Io non ci vedevo più, non sapevo come dargli più fastidio, al che ho cominciato a strombazzare il clacson, ma lui imperterrito continuava nella sua urgentissima telefonata. Nulla da fare e siccome ero in ritardo ho dovuto lasciare il ring e ritirarmi… di fronte alla sua imbecillità.

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